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clima
L'estate calda di gas e greggio PDF Stampa E-mail
area news - clima
Martedì 27 Luglio 2010 13:51
Alex, Bonnie, Colin, Danielle e avanti così in rigoroso ordine alfabetico. Chissà perchè gli eventi naturali più catastrofici, gli uragani, vengono associati a degli innocui nomi propri: questa è la convenzione e anche per il 2010 il Wmo (l'organismo mondiale della metereologia) ha fatto il suo elenco. Fino al 1979 i nomi erano mutuati da quelli del sesso debole poi dopo le proteste delle femministe anche gli uomini hanno preso la loro quota.
Al di là delle curiosità, gli uragani hanno portato e continuano a portare devastazione nel Golfo del Messico (già martoriato dal petrolio fuoriuscito dopo l'incidente Bp) e, per scendere in campo finanziario, accendono la speculazione sulle materie prime.
Il 2010 si preannuncia molto movimentato su questo fronte (il primo assaggio si è avuto con Alex): la stagione delle tempeste tropicali negli States è ufficialmente partita, come ogni anno, il 1° giugno e terminerà il 30 novembre sulla base del classico calendario elaborato ogni anno dal Noaa, l'ente Usa preposto a monitorare i fenomeni atmosferici.
E proprio sulla base dei dati del Noaa, l'agenzia energetica statunitense (Eia) ha rilasciato nelle scorse settimane un report poco rassicurante per gli abitanti dell'area del Golfo: fino a novembre si formeranno da 14 a 23 tempeste tropicali (inclusi gli uragani che saranno tra gli 8 e i 14 e circa la metà di questi potrebbe essere di elevata intensità). I falchi della speculazione sono invece pronti a cogliere la palla al balzo: nel mirino c'è il future sul succo d'arancia visto che la Florida è uno dei maggiori produttori e le coltivazioni sono a rischio devastazione. Ma soprattutto nel Golfo del Messico sono attive le piattaforme per lo sfruttamento del petrolio del gas: gli uragani bloccano o rallentano l'attività di estrazione e il giochino della speculazione sui future è fatto.
Secondo una stima della Iea, «le chiusure degli impianti dipenderanno dall'intensità delle tempeste» ma un prima simulazione indica tra il 17 e il 20% la probabilità che le piattaforme di petrolio e gas naturale possano subire delle interruzioni con un impatto in termini di mancata produzione "uguale o superiore" alla stagione del 2008: all'epoca gli uragani Gustav e Ike, i più pericolosi, impattarono la produzione di greggio per circa 65 milioni di barili e quella di gas di 400 Bcf (milioni di piedi cubici).
Molto pesante anche il bilancio 2005 con Katrina e Rita anche se in temine di taglio sulla produzione energetica giornaliera le ricadute furono inferiore rispetto a quanto registrato nel 2008. Secondo le rilevazioni statistiche fatte engli ultimi 100 anni le tempeste tropicali e gli uragani raggiungono la massima frequenza negli Usa tra metà agosto e metà ottobre con il picco tra il 4 e il 25 settembre. E se andiamo a vedere le quotazioni delle principali materie prime interessate, osserviamo che proprio in prossimità di quelle date sul mercato dei future si registrano i movimenti piu' schizofrenici: improvvisi saliscendi che seguono di pari passo l'evoluzione del'uragano, l'avvicinarsi o meno alle piattaforme, l'impatto sulla produzione e tutto quello che è market sensitive.
Un giochetto che anche quest'anno rischia di ripetersi visto che le probabilità di assistere nei prossimi mesi a uragani sopra sopra la media sono dell'85%: gli speculatori sono già pronti. Una scommessa forse poco etica: ma si sa i mercati ragionano con altre logiche.
Andrea Gennai
Alex, Bonnie, Colin, Danielle e avanti così in rigoroso ordine alfabetico. Chissà perchè gli eventi naturali più catastrofici, gli uragani, vengono associati a degli innocui nomi propri: questa è la convenzione e anche per il 2010 il Wmo (l'organismo mondiale della metereologia) ha fatto il suo elenco. Fino al 1979 i nomi erano mutuati da quelli del sesso debole poi dopo le proteste delle femministe anche gli uomini hanno preso la loro quota.
 
Climagate, scienziati scagionati. Dati veri sul global warming PDF Stampa E-mail
area news - clima
Venerdì 09 Luglio 2010 12:06
Segretezza e sospetto, ma nessuna volontà dolosa. Il "climagate" si sgonfia, o meglio si ridimensiona entro i limiti di un'innocente riservatezza accademica.
Dopo mesi di approfondita inchiesta gli scienziati dell'Università di East Anglia, celebrati specialisti delle variazioni climatiche, sono stati "assolti" dal panel guidato da sir Muir Russell, responsabile dell'Independent climate change review, organo nominato per chiarire un giallo: il mistero delle migliaia di e-mail che erano state cancellate dal server dell'università. Posta eliminata per errore, disattenzione, o per la deliberata volontà di nascondere dati che avrebbero potuto confutare le ipotesi meno catastrofiste alla vigilia della conferenza sul clima di Copenhagen tenutasi nel dicembre dell'anno scorso?
Gli investigatori di sir Muir sono arrivati alla conclusione che le mail cestinate non nascondevano dati particolari. «Riteniamo - ha sancito il panel - che il rigore e l'onestà degli scienziati siano fuori discussione. Il loro comportamento non ha assolutamente cambiato le valutazioni che hanno poi passato al mondo della politica. In altre parole non c'è la minima prova che abbiano cercato di pilotare o compromettere le conclusioni destinate all'Ipcc (International panel of climate change)».
Una delle accuse più gravi, diretta contro il professor Phil Jones, era il presunto tentativo di truccare i dati per dare la sensazione di un riscaldamento globale in realtà inesistente. Al centro dell'accusa c'era una mail in cui il professor Jones parlava di «trappola » e di «temperature» in modo equivoco.
La questione era legata ai segni circolari nei tronchi degli alberi e aveva dato particolare conforto agli scettici, sempre più convinti che il riscaldamento globale sia, da sempre, un'invenzione del coté accademico dominante. Nulla di più falso. «Non c'è stata alcuna manipolazione- ha concluso sir Muir Russell - sugli esami agli alberi. Gli scienziati non hanno nascosto dati. Qualsiasi ricercatore è in grado di trovare le valutazioni corrette, se vuole».
In altre parole, quindi, nessun complotto, nessuna trama misteriosa, nessun giallo. Ma qualche colpa i docenti dell'Università di East Anglia ce l'hanno.«Sono stati incapaci di rispondere alle esigenze della pubblica opinione», ha concluso l'indagine. Non solo. Sir Muir ha incoraggiato gli scienziati a cambiare. «Devono imparare a comunicare in modo che i cittadini possano informarsi e partecipare al dibattito comprendendo quanto sta accadendo».
Solo così, secondo la commissione d'inchiesta, l'Università di East Anglia - ma il concetto può essere esteso a qualsiasi istituto scientifico - potrà «preservare la propria credibilità ». E scampare dalle accuse di chi non crede che il cambiamento climatico e il riscaldamento globale siano fenomeni autentici.
L.Mais.
Segretezza e sospetto, ma nessuna volontà dolosa. Il "climagate" si sgonfia, o meglio si ridimensiona entro i limiti di un'innocente riservatezza accademica. Dopo mesi di approfondita inchiesta gli scienziati dell'Università di East Anglia, celebrati specialisti delle variazioni climatiche, sono stati "assolti" dal panel guidato da sir Muir Russell, responsabile dell'Independent climate change review, organo nominato per chiarire un giallo: il mistero delle migliaia di e-mail che erano state cancellate dal server dell'università. Posta eliminata per errore, disattenzione, o per la deliberata volontà di nascondere dati che avrebbero potuto confutare le ipotesi meno catastrofiste alla vigilia della conferenza sul clima di Copenhagen tenutasi nel dicembre dell'anno scorso?
 
Ingegneri del clima in lotta contro la CO2 PDF Stampa E-mail
area news - clima
Martedì 25 Maggio 2010 17:12
Passata la tempesta mediatica del vertice climatico di Copenhagen del dicembre scorso, molti meteorologi e ambientalisti hanno ripreso con più determinazione di prima (anche a causa del sostanziale fallimento del meeting danese, concluso con un compromesso al ribasso, non impegnativo per i contraenti e adottato su base volontaria) a interrogarsi su come controllare i livelli di anidride carbonica (CO2) immessi nell'atmosfera.
 
UNA COSTARICANA PER IL CLIMA DELL' ONU PDF Stampa E-mail
area news - clima
Martedì 18 Maggio 2010 13:17

Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha nominato la costaricana Christiana Figueres responsabile delle Nazioni unite per il clima in sostituzione dell’olandese Yvo de Boer.

 
A Venezia un polo per studiare il clima PDF Stampa E-mail
area news - clima
Venerdì 07 Maggio 2010 12:27
Un’alleanza internazionale per studiare e gestire il cambiamento climatico. È il patto a tre siglato a Venezia fra la Fondazione Cini, la Fondazione Mattei e il Climate policy iniziative che fa capo a Gorge Soros. Un patto molto flessibile, aperto anche ad altri soggetti, ma soprattutto che attiverà le singole competenze in base ai diversi progetti sul tappeto. Un’alleanza che ha già una sua struttura e una prestigiosa sede ricavata nell’ex scuola della “Cini” sull’isola veneziana di San Giorgio.
 
Il clima sempre più caldo soffoca anche le imprese PDF Stampa E-mail
area news - clima
Martedì 27 Aprile 2010 18:17

Clima rovente. Nel senso letterale della meteorologia e nel senso traslato della politica. I ricercatori dell’Ispra – il braccio tecnico del ministero dell’Ambiente – hanno scoperto che il clima meteorologico si sta surriscaldando in Italia. E che l’Italia è peggio del resto del mondo.

 
RETE DI CITTA' SALVA-CLIMA PDF Stampa E-mail
area news - clima
Lunedì 12 Aprile 2010 17:26
Dopo Copenhagen e la delusione della grande diplomazia internazionale, la spinta verso un'economia low carbon riparte dalle politiche locali. Le città, dove abita oltre il 50% della popolazione mondiale, sono in prima linea nella battaglia per la difesa dell'ambiente: l'impegno locale per le energie rinnovabili, per l'efficienza energetica, per la mobilità sostenibile e per un uso misurato del suolo forma la base su cui si costruisce tutto il resto.
 
COME ROMPERE LO STALLO SUL CLIMA PDF Stampa E-mail
area news - clima
Lunedì 12 Aprile 2010 16:48
È sempre più probabile che durante questa sessione il Congresso degli Stati Uniti non approvi una legge sul clima: gli ostacoli sono tanti, e probabilmente aumenteranno, come è avvenuto per la legge sulla sanità. Il presidente Barack Obama non può prescindere dal mettere in riga il suo partito sulla questione. Diversi senatori democratici hanno già chiesto a Obama di non fare più pressioni per approvare una legge entro il 2010, visto l’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato.
 
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