Voi siete qui: Home NEWS rifiuti

Novambiente

Get Our RSS

Login

Newsletter

Bacino Padova 2
Novambiente
Devi prima registrarti per poterti iscrivere ad una newsletter.
Non hai ancora un account? Registrati

Chi è online

 115 visitatori online
rifiuti
Rifiuti elettrici: pochi centri per la raccolta PDF Stampa E-mail
area news - rifiuti
Giovedì 02 Settembre 2010 10:10
La commissione ambiente del Senato ha approvato lo scorso 14 luglio un ordine del giorno (AS 2257) con il quale il Parlamento ha impegnato il governo ad adottare tutte le iniziative necessarie per garantire il funzionamento dei centri di raccolta (Cdr) comunali e intercomunali di rifiuti urbani e assimilati, anche attraverso una proroga del termine di adeguamento al Dm 8 aprile 2008, scaduto il 30 giugno 2010.
L'adeguamento dei Cdr comporta lunghi tempi di esecuzione materiale, aggravati dai vincoli di spesa per gli enti locali che ritardano lo stanziamento di risorse economiche. Il 18 giugno è diventato operativo l'obbligo per i distributori di ritirare gratuitamente i Raee al momento dell'acquisto di un'apparecchiatura nuova. I relativi conferimenti condurranno a un sensibile aumento delle quantità di Raee raccolti e renderanno indispensabile poter disporre di una rete di Cdr comunali adeguata. I centri adeguati, invece, sono pochi; potrebbero quindi profilarsi interruzioni del servizio di raccolta sia per i Raee domestici che per le altre tipologie di rifiuti urbani. Alla chiusura dei Cdr seguirebbero inevitabili abbandoni e depositi incontrollati di rifiuti con ovvi rischi per tutti.
La proroga sarebbe dunque opportuna e potrebbe essere l'occasione per "aggiustare il tiro" normativo. Infatti, il sistema che sottende ai Cdr appare problematico perché i due Dm (8 aprile 2008 e 65/2010) si intersecano e la disciplina non è coordinata. Il Dm 8 aprile 2008 ha dato esecuzione all'articolo 183, comma 1, lettera cc), Dlgs 152/2006 (Codice ambientale), attraverso il quale il Cdr comunale si è trasformato da stoccaggio a momento della raccolta. Quindi, a parte l'iscrizione all'Albo gestori ambientali, non è richiesta alcuna autorizzazione. Tale Dm, però, rischia di creare confusione sui Cdr che accettano i Raee domestici conferiti dalla distribuzione ( di cui al Dm 65/2010).
La proroga potrebbe anche essere l'occasione non solo per chiarire il regime amministrativo ma anche per far sì che i 3.500 chili di Raee domestici raccolti dalla distribuzione non siano più considerati come quantità massima dello “stoccaggio” complessivo del distributore, bensì per ciascun raggruppamento previsto dalla disciplina Raee (sono cinque) per massimizzare i flussi.
P. Fi.
La commissione ambiente del Senato ha approvato lo scorso 14 luglio un ordine del giorno (AS 2257) con il quale il Parlamento ha impegnato il governo ad adottare tutte le iniziative necessarie per garantire il funzionamento dei centri di raccolta (Cdr) comunali e intercomunali di rifiuti urbani e assimilati, anche attraverso una proroga del termine di adeguamento al Dm 8 aprile 2008, scaduto il 30 giugno 2010.
 
Il business dei rifiuti non è da scartare PDF Stampa E-mail
area news - rifiuti
Martedì 17 Agosto 2010 14:48
Da tempo il tema della gestione e dello smaltimento rifiuti in molti comuni d'Italia è un campo minato. Il caso Sicilia con Palermo in testa, dove da settimane è scattato il campanello d'allarme, è solo la ciliegina sulla torta. Rispetto al resto d'Europa, in Italia dove il business, oggi in capo ai Comuni, è stato liberalizzato rimane forte l'esigenza di adeguare la gestione dei rifiuti agli standard europei, sebbene tra il 1996 e il 2007 la spesa complessiva per investimenti nel settore dei rifiuti sia salita a 8,8 miliardi di euro con un trend in sostenuta accelerazione (Cagr del 6,4%), ben al di sopra a quello realizzato dall'aggregato della spesa per investimenti della pubblica amministrazione allargata.
È stato stimato un fabbisogno pari a 11-12 miliardi di euro per la realizzazione di circa 100 nuovi impianti di termovalorizzazione in uno scenario compatibile con l'obiettivo europeo di arrivare al 2012 con una raccolta differenziata al 65%. Insomma, c'è ancora molto da fare in un mercato dalle potenzialità elevate per chi fa questo business. Di forte interesse è il tema della raccolta differenziata che nel 2008 a livello nazionale ha raggiunto il 30,6% della produzione di RU (riufiuti urbani), in sensibile crescita rispetto al 2007.
Nel periodo 2004-2008 il mercato della raccolta differenziata del Raee (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche o semplicemente rifiuti elettronici) ha registrato una crescita del 110 per cento. Nel 2009, sono stati raccolti in media 3,21 chilogrammi pro-capite di rifiuti elettrici ed elettronici per un totale di 193 milioni (il triplo rispetto al 2008). E secondo le direttive europee tali indicatori sono destinati a raddoppiare.
Per le aziende quotate ci sono opportunità anche se il settore almeno a Piazza Affari è poco rappresentato. L'attività di raccolta e smaltimento rifiuti solo marginalmente viene fatta delle multiutilities. Per esempio, per una società come Hera ,
l'area ambiente (dove c'è appunto la raccolta e lo smaltimento rifiuti) rappresenta il 14,2% dei ricavi. Tra le small cap c'è il gruppo Biancamano,
specializzato al 100% in questa attività. Ma il settore presenta potenzialità in Borsa? Occhi puntati, in particolare, sull'italiana Biancamano, considerando che da inizio anno il titolo perde il 5,72% e da tre anni quasi il 53%?
Rispetto ai due principali indici mondiali del settore che da inizio anno perdono rispettivamente il -6,4% (Djt World Waste & Disposal) e il -9,26% (World-DS Waste & Disposal) nel 2010 è andata meglio: diversa la prospettiva se l'orizzonte si sposta a tre anni (gli stessi indici sono rispettivamente a quota - 14,9% e -24,6%). Ma guardando le performance borsistiche devono recuperare terreno anche big come la francese Veolia, la finlandese
Lassila & Tikanoja e la britannica Shanks.
Secondo uno studio condotto dalla società IRTop
in cui sono state analizzate otto società simili sia per modello di business sia per attività svolta (si veda la tabella in pagina) in base ai principali indicatori economici e finanziari (dell'anno 2009 e del primo trimestre 2010), le potenzialità ci sono ma soprattutto la piccola Biancamano sconta il fatto di avere un bassissima capitalizzazione. «Sul campione dello studio – spiega Anna Lambiase, ad di IRTop – l'up-side medio rispetto al target price è del 21% dagli attuali corsi delle azioni; su Biancamano è di oltre il 100% rispetto alla media dei tre studi di copertura di Intermonte, Integrae e Imi (media target price 2,8 contro un prezzo di chiusura del titolo ad oggi di 1,3). L'andamento negativo del titolo indubbiamente sconta una limitata capitalizzazione, tuttavia non appare consono ai risultati di bilancio, tutti positivi, in linea con gli obiettivi dichiarati».
Lucilla Incorvati
Da tempo il tema della gestione e dello smaltimento rifiuti in molti comuni d'Italia è un campo minato. Il caso Sicilia con Palermo in testa, dove da settimane è scattato il campanello d'allarme, è solo la ciliegina sulla torta. Rispetto al resto d'Europa, in Italia dove il business, oggi in capo ai Comuni, è stato liberalizzato rimane forte l'esigenza di adeguare la gestione dei rifiuti agli standard europei, sebbene tra il 1996 e il 2007 la spesa complessiva per investimenti nel settore dei rifiuti sia salita a 8,8 miliardi di euro con un trend in sostenuta accelerazione (Cagr del 6,4%), ben al di sopra a quello realizzato dall'aggregato della spesa per investimenti della pubblica amministrazione allargata.
 
In Austria un impianto all'avanguardia per smaltire gli elettrodomestici obsoleti PDF Stampa E-mail
area news - rifiuti
Venerdì 13 Agosto 2010 15:40
Nella zona industriale di Kematen, lungo l'autostrada fra Vienna e Salisburgo, i frigoriferi arrivano nei container dall'Austria, dalla Germania e dalla Slovenia. Poi vengono impilati in un'enorme montagna bianca e uno a uno decontaminati dal freon, disassemblati con cura e fatti a pezzettini. Il gas responsabile del buco dell'ozono viene aspirato dai circuiti e imbottigliato nelle bombole per dimostrare quanto ne è stato rimosso, invece di disperderlo in atmosfera: la competitività dell'impianto poggia proprio sulla capacità di tirarne fuori più degli altri. I materiali utili invece vengono separati e ridotti in frammenti di qualche centimetro: ferro, metalli non ferrosi come il rame o l'alluminio, plastica e un triste mucchietto di polistirene polverizzato, che non si può ancora riciclare.
«Stiamo cercando di piazzarlo come materiale inerte da utilizzare nel mix del battuto di ghiaia con cui si fanno le strade», spiega Bernhard Schuh, direttore dell'impianto Ufh Recycling, che smaltisce gli elettrodomestici obsoleti di un consorzio di grandi produttori, obbligati dalla normativa europea a farsi carico della fine vita dei loro prodotti. In Italia c'è un consorzio analogo, Ecodom, che sta tentando di organizzare la stessa filiera: gli elettrodomestici obsoleti, che arrivano alle isole ecologiche, vengono smistati a vari impianti simili a Ufh Recycling, ma molto più piccoli.
La differenza sta soprattutto nella diversa efficacia della raccolta: in Italia non si va oltre i quattro chili pro capite all'anno, quando le stime indicano un volume effettivo di 15 chili a testa. Nei Paesi scandinavi si riesce a raccogliere quasi tutto, in Austria 10 chili pro capite e la media europea sfiora i 6 chili. Dove vanno a finire quegli 11 chili che in Italia mancano all'appello? «Nei circuiti illegali o in discarica, con l'effetto di disperdere nell'ambiente i materiali e i gas dannosi utilizzati all'interno di molti elettrodomestici», precisa Piero Moscatelli, presidente di Ecodom. A Kematen, invece, la sistematizzazione del processo è già molto sviluppata. I metalli e le plastiche usciti da Ufh Recycling non hanno bisogno di andare lontano: a cinquanta metri di distanza c'è una fabbrica specializzata nel riciclo dei metalli e più vicino ancora c'è uno dei sei stabilimenti europei capaci di riciclare la plastica.
«Costruire bene le cose è complicato, ma disfarle bene è ancora più complicato », fa notare Chris Slijkhuis, direttore dello stabilimento Mba Polymers. Disfarle significa separare i materiali di cui sono fatte per rimetterli in circolo come fossero nuovi. Per i metalli c'è già da tempo un mercato consolidato, ma per le plastiche industriali l'interesse è recentissimo. Michael Biddle, ingegnere californiano fondatore della Mba Polymers, è stato pioniere dei processi industriali necessari per rendere remunerativa la plastica industriale riciclata. Nei suoi impianti, in California, in Austria e nel Guangzhou, la plastica arriva ancora mischiata a frammenti di metallo, legno o vetro e dev'essere depurata con sistemi meccanici e fisici. Poi le diverse resine vengono ordinate in tre categorie principali: Abs, Hips e polipropilene, suddivise per colore, estruse e ridotte in granulato con le stesse proprietà della plastica vergine. «Per essere competitivi, dobbiamo produrre plastiche di ottimo livello ma più economiche dell'originale», spiega Chris Slijkhuis.
Elena Comelli
Nella zona industriale di Kematen, lungo l'autostrada fra Vienna e Salisburgo, i frigoriferi arrivano nei container dall'Austria, dalla Germania e dalla Slovenia. Poi vengono impilati in un'enorme montagna bianca e uno a uno decontaminati dal freon, disassemblati con cura e fatti a pezzettini. Il gas responsabile del buco dell'ozono viene aspirato dai circuiti e imbottigliato nelle bombole per dimostrare quanto ne è stato rimosso, invece di disperderlo in atmosfera: la competitività dell'impianto poggia proprio sulla capacità di tirarne fuori più degli altri. I materiali utili invece vengono separati e ridotti in frammenti di qualche centimetro: ferro, metalli non ferrosi come il rame o l'alluminio, plastica e un triste mucchietto di polistirene polverizzato, che non si può ancora riciclare.
 
Il Sistri si mette alla prova PDF Stampa E-mail
area news - rifiuti
Martedì 03 Agosto 2010 12:03
Parte ufficialmente oggi la fase di test per il programma Sistri, il sistema di tracciamento integralmente digitale dei rifiuti che diventerà operativo dal prossimo 1° ottobre, destinato a coinvolgere oltre mezzo milione di aziende. Dopo le sollecitazioni del mondo imprenditoriale, preoccupato per i tempi stretti di adeguamento alla nuova procedura, il ministero dell'Ambiente metterà oggi a disposizione sul suo sito la versione demo del programma di gestione del ciclo, in attesa del lancio nei prossimi giorni anche del manuale operativo. Le imprese in questa lunga fase di test – che durerà fino al 1° settembre –potranno far pervenire ai tecnici dell'Ambiente i suggerimenti ritenuti più opportuni per semplificare le operazioni, renderle se possibile più efficienti e soprattutto integrabili o interfacciabili con i sistemi di gestione già in uso da anni in molte unità.
 
Nel riciclo di lampadine Italia fanalino di coda Ue PDF Stampa E-mail
area news - rifiuti
Lunedì 26 Luglio 2010 12:46
Italia fanalino di coda tra i grandi paesi europei nella raccolta e riciclo delle lampadine esauste. È questo il dato chiave che emerge da un confronto organizzato da Ecolamp, consorzio che recupera e smaltisce due terzi delle vecchie lampadine utilizzate in Italia, in collaborazione con le principali realtà che negli altri paesi raccolgono questo tipo di rifiuti.
Infatti nel 2009 in Italia ne sono state raccolte 949 tonnellate, quasi la metà della Spagna e cinque volte meno rispetto al Regno Unito. Il paese più ligio al corretto riciclo delle vecchie sorgenti luminose è la Germania, che arriva addirittura a quota 8.450 tonnellate.
Nel rapporto tra milioni di abitanti e tonnellate di lampadine raccolte nel 2009 la Germania sfiora le 102 tonnellate, il Regno Unito arriva a 80,3, la Francia si ferma a quasi 54 tonnellate. Con 38,5 tonnellate ci superano anche gli spagnoli, mentre nel nostro paese si è mancata di poco la soglia delle 16 tonnellate per milione di abitanti.
«Su questi valori pesa il ritardo di un paio di anni con cui è stata recepita e applicata la direttiva comunitaria» spiega Fabrizio D'Amico, direttore generale di Ecolamp. La raccolta ha preso il via nel 2007 e oggi la macchina del riciclo di queste sorgenti marcia a buon ritmo. Dall'inizio del 2009 alla scorsa settimana complessivamente sono state recuperate oltre 1.450 tonnellate di lampadine esauste e questo valore è destinato ad aumentare rapidamente.
L'attività del consorzio si sta concentrando sugli utilizzatori aziendali: installatori, grandi aziende e la raccolta nei centri di stoccaggio con il servizio Extralamp.
Giovedì scorso è stato siglato dal Centro di coordinamento Raee, a cui fanno capo Ecolamp ed Ecolight (consorzio che raccoglie il restante terzo del totale di lampadine esauste), Anci e le associazioni della distribuzione, l'accordo di programma per il ritiro «uno a uno» dei rifiuti di apparecchi elettrici ed elettronici tra cui le lampadine.
«Quest'anno prevediamo un'ulteriore crescita del 20% dei volumi, che dovrebbero superare le 1.250 tonnellate, un valore che non include quanto verrà conferito con l'"uno contro uno" –continua ildirettore di Ecolamp –. Se poi gli italiani si abitueranno rapidamente a portare nei punti vendita le vecchie lampadine il nostro consorzio potrebbe arrivare a 1.500 tonnellate».
Un'ulteriore spinta alla raccolta dei Raee arriverà dall'Unione europea. Giovedì 24 giugno la commissione Ambiente dell'Europarlamento ha votato una proposta di aggiornamento della vigente normativa. Le proposte avanzate puntano a includere nella raccolta anche lampade e lampadari, a dare visibilità al costo di trattamento nel prezzo dei prodotti (l'ecocontributo in Italia è di 0,17 euro), a una raccolta pro capite di almeno 4 chilogrammi di Raee nel 2012 e a portare entro il 2016 la raccolta all'85% dell'immesso nel mercato contro l'attuale 65 per cento. Un obiettivo, per quanto riguarda le lampadine, che appare difficilmente raggiungibile.
Enrico Netti
Italia fanalino di coda tra i grandi paesi europei nella raccolta e riciclo delle lampadine esauste. È questo il dato chiave che emerge da un confronto organizzato da Ecolamp, consorzio che recupera e smaltisce due terzi delle vecchie lampadine utilizzate in Italia, in collaborazione con le principali realtà che negli altri paesi raccolgono questo tipo di rifiuti.
 
Monitoraggio delle discariche deducibile da Irap e Ires PDF Stampa E-mail
area news - rifiuti
Martedì 13 Luglio 2010 12:46
I siti adibiti a discarica dei rifiuti, al termine della loro vita utile, devono essere monitorati per almeno un trentennio. Durante questo arco temporale il gestore della discarica sopporta dei costi rilevanti, senza ricavi correlati.
Secondo il Tuir 917/1986, non vi sarebbe alcuna possibilità di deduzione di questi costi, ma sull'argomento è intervenuta una risoluzione del ministero delle Finanze (la 52/1998) che ha individuato una possibilità di oggettiva determinazione di questi costi e una conseguente deduzione anticipata, con appostazione in bilancio di un accantonamento nella misura indicata da una perizia tecnica esterna. In questo modo si ottiene il rispetto della correlazione costi-ricavi voluta dal legislatore fiscale e la corretta detrazione ai fini Ires degli accantonamenti.
Fino a fine 2007 non esistevano problemi interpretativi che impedissero di riconoscere un'analoga deducibilità di questi accantonamenti anche ai fini Irap. A gettare nel panico i gestoridelle discariche è però intervenuta la finanziaria 2008 (legge 244/2007), che ha reso indeducibili queste voci. Ancora una volta sull'argomento è intervenuta positivamente l'agenzia delle Entrate, che in risposta a una richiesta di parere (in data 27 maggio, ma il documento non è stato pubblicato) ha assunto una posizione coerente con la risoluzione del 1998. «Ai fini della determinazione del reddito imponibile – scrivono le Entrate – si evidenzia come le poste contabili accantonate a fronte dei costi di post chiusura (relativamente alla attività di bonifica, monitoraggio e manutenzione delle discariche autorizzate) rivestano il carattere della certezza, obiettiva determinabilità e inerenza riguardo alla produzione dei relativi ricavi. Detti accantonamenti, in sostanza, possono essere considerati oneri deducibili qualora rispondano ad adempimenti specificamente e dettagliatamente previsti, ancorché sotto il profilo meramente contabile siano classificati nella voce di conto economico Accantonamenti. Considerata la peculiarità di tali oneri, si ritiene che anche ai fini dell'Irap questi debbano concorrere alla formazione del valore della produzione dell'esercizio di competenza. A tal fine, sebbene indicati nella voce B12) o B13) del conto economico, gli stessi saranno deducibili, in ciascun esercizio, attraverso il meccanismo delle variazioni in diminuzione da apportare in sede di relativa dichiarazione».
Questa risposta è fondamentale per i gestori, anche per contenere la tariffa per il servizio fatto, e riveste una grande importanza dal momento che è intervenuta in tempo utile per i conteggi relativi alla dichiarazione dei redditi riferibile all'esercizio 2009. L'indicazione è comunque tranquillizzante per i comportamenti tenuti relativamente all'esercizio 2008, primo anno nel quale trovavano spazio le modifiche intervenute con la legge 244/2007.
P.Mag.
I siti adibiti a discarica dei rifiuti, al termine della loro vita utile, devono essere monitorati per almeno un trentennio. Durante questo arco temporale il gestore della discarica sopporta dei costi rilevanti, senza ricavi correlati. Secondo il Tuir 917/1986, non vi sarebbe alcuna possibilità di deduzione di questi costi, ma sull'argomento è intervenuta una risoluzione del ministero delle Finanze (la 52/1998) che ha individuato una possibilità di oggettiva determinazione di questi costi e una conseguente deduzione anticipata, con appostazione in bilancio di un accantonamento nella misura indicata da una perizia tecnica esterna. In questo modo si ottiene il rispetto della correlazione costi-ricavi voluta dal legislatore fiscale e la corretta detrazione ai fini Ires degli accantonamenti.
 
Per il Sistri proroga al 1° ottobre PDF Stampa E-mail
area news - rifiuti
Giovedì 08 Luglio 2010 17:17
Il Sistri va, o meglio, resta in vacanza fino all'autunno. Alla vigilia dell'entrata in vigore operativa del nuovo sistema di tracciamento digitale integrale del ciclo dei rifiuti, il ministero si appresta a pubblicare il decreto che sposterà – salvo sorprese dell'ultimominuto – al 1° ottobre prossimo la data del debutto per le black box, le chiavette Usb e i nuovi software aziendali. La proroga, in sostanza, potrebbe essere di un'ottantina di giorni – almeno sul primo gruppo di "partenti" – a fronte di una richiesta molto più cospicua del mondo imprenditoriale, che avrebbe preferito scivolare direttamente nel nuovo anno solare.
 
«Cementir diversifica nel gas da rifiuti» PDF Stampa E-mail
area news - rifiuti
Mercoledì 07 Luglio 2010 17:34
Cementir entra nel business dello smaltimento dei rifiuti. La porta d'ingresso è quella del mercato turco, dove ieri a Kula il presidente Francesco Caltagirone jr. ha inaugurato il primo sito di gestione, riciclo e smaltimento di rifiuti industriali, che in parte saranno bruciati nelle cementiere. Ma il business può essere esportato altrove, soprattutto perchè la fase due del progetto prevede di produrre un gas dalla fermentazione ad alte temperature dei rifiuti, che potrà essere usato come combustibile dalle centrali elettriche. «Stiamo ancora facendo i test con alcuni partner in Inghilterra - racconta Caltagirone jr - ma entro fine anno pensiamo di poter introdurre in Turchia la prima macchina per ricavare questo gas. E a quel punto potremmo produrre energia da usare come combustibile nelle cemen-tiere, ma anche venderlo alle centrali elettriche. Le leggi in fase di approvazione ad Ankara dovrebbero prevedere tariffe agevolate per chi ricava energia da queste fonti alternative».
Il giovane Caltagirone preferisce tenere i piedi saldi per terra e si concentra sulla fase del business realizzabile oggi. «Oltre al sito di Kula stiamo lavorando ad altri siti in Turchia - spiega- abbiamo previsto un investimento complessivo per il ciclo dei rifiuti di 60 milioni in tre anni, che produrrà un Mol di 20 milioni di euro dal 2013. Questo solo per la prima fase. È chiaro che se, come ritengo, i test si concluderanno positivamente e saremo in grado di iniziare la produzione del gas, gli investimenti che il gruppo Caltagirone è pronto a mettere in campo nell'energia elettrica diventeranno dell'ordine di qualche centinaio di milioni di euro». L'avvio del progetto in Turchia, dove Cementir è presente dal 2001 dopo l'acquisizione del gruppo Cimentas, ha trovato terreno fertile per la carenza di normativa nel Paese in tema di smaltimento dei rifiuti. «Il governo locale sta approvando nuove norme per regolare il settore- dice Caltagirone jr - . La nostra azienda raccoglierà rifiuti industriali, li dividerà, separando ad esempio i metalli che possono essere rivenduti. Ciò che potrà essere bruciato verrà usato per alimentare le cementiere, il resto andrà in discarica. Anche in Danimarca possiamo bruciare parte dei rifiuti per produrre cemento, ma questo in Italia non è consentito. Se un domani produrremo il gas, questo potrà essere utilizzato anche nelle centrali elettriche tradizionali e non avrà controindicazioni per l'inquinamento. A quel punto il residuo in discarica sarebbe minimo, pari al 5 per cento. Pensiamo di esportare il modello di business in tutti Paesi in cui siamo presenti, compatibilmente con le normative. In Egitto, Malesia e Cina. Ma anche in Danimarca e in Italia».
Caltagirone jr è consigliere di amministrazione di Acea , di cui il suo gruppo è il primo socio privato. L'utility produce e distribuisce energia elettrica e medita di entrare nella gestione del ciclo dei rifiuti. Inevitabile chiedergli se immagina sinergia con Acea. «In quanto consigliere replica - non posso parlare di strategie dell'azienda.Penso però che se questa innovazione sarà economicamente conveniente e sarà ritenuta tecnologicamente valida, potrà essere un'alternativa alle altre forme di produzione di energia. Ma a oggi questo discorso è prematuro». La produzione del cemento sta diventando, con la crisi, un business meno redditizio: nel primo trimestre Cementir ha segnato un risultato lordo negativo di 11 milioni, ricavi e margini in flessione.
Il gruppo è alla ricerca di nuove vie per diversificare le attività? «La fase di difficoltà di inizio anno è continuata nel secondo trimestre - rivela il manager -. Anche se si iniziano a vedere miglioramenti ovunque, tranne che in Italia. Il nuovo business è complementare al cemento ed è anticiclico. Non vediamo nel medio periodo grandi prospettive di ripresa dei consumi, per cui pensiamo che le nuove attività daranno un migliore ritorno dell'investimento e in futuro saranno una quota importante del fatturato. Ci stiamo ponendo questo problema: non significa che stiamo uscendo dal settore, ma continueremo a investire nel cemento solo in alcuni paesi, come abbiamo fatto in Cina e in Egitto. Altrove non penso che le attività tipiche della cementeria avranno ritorni alti nel medio periodo».
Cementir entra nel business dello smaltimento dei rifiuti. La porta d'ingresso è quella del mercato turco, dove ieri a Kula il presidente Francesco Caltagirone jr. ha inaugurato il primo sito di gestione, riciclo e smaltimento di rifiuti industriali, che in parte saranno bruciati nelle cementiere. Ma il business può essere esportato altrove, soprattutto perchè la fase due del progetto prevede di produrre un gas dalla fermentazione ad alte temperature dei rifiuti, che potrà essere usato come combustibile dalle centrali elettriche.
 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 Succ. > Fine >>

Pagina 1 di 7