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Si riduce la galassia delle utilities PDF Stampa E-mail
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area news - normativa
Giovedì 09 Giugno 2011 08:02
Resta sempre fittissima la galassia delle società e dei consorzi pubblici, anche se nel 2010 si è un po' diradata. Secondo le prime rilevazioni del ministero della Pubblica amministrazione, che entro il 30 aprile ha ricevuto i dati dalle amministrazioni che siedono nei vari enti, l'universo delle ex municipalizzate si è ridotto del 7,5% rispetto a quanto rilevato nel mese di maggio 2010, quando è stata scattata la fotografia relativa al 2009.
Si potrebbe pensare – il condizionale è però necessario, anche perché le amministrazioni non sono puntuali, nonostante esista un obbligo di legge, nel comunicare i dati al ministero e talvolta peccano pure di approssimazione – che il calo possa essere in parte frutto della riforma Ronchi-Fitto di fine 2009, che ha imposto la privatizzazione dei servizi pubblici locali, chiedendo alle amministrazioni di mettere sul mercato il 40% delle quote in loro possesso o di riassegnare con gare quegli enti gestiti in house secondo regole non più legittime. Operazione che avrebbe dovuto debuttare nel settore dei trasporti e sarebbe dovuta partire già agli inizi di quest'anno, ma che invece è stata spostata prima a fine marzo e poi al termine di dicembre. Nonostante le proroghe, in alcune realtà ci si potrebbe già essere messi in moto e cominciato a disfare delle partecipazioni nelle Spa e nei consorzi.
Anche se ora il problema sulla strada della Ronchi-Fitto non è un'eventuale nuova proroga, quanto il referendum del 12 e 13 giugno sull'acqua, che in caso di vittoria dei "sì" cancellerebbe l'articolo 23-bis del decreto legge 112/2008, convertito dalla legge 133, ovvero l'impacaltura della privatizzazione delle ex municipalizzate voluta dal ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto, e dall'ex ministro per le Politiche comunitarie, Andrea Ronchi.
Il destino delle Spa pubbliche, dunque, non è per niente segnato. Il tesoretto – garanzia di potere economico e politico, perché serbatoio di poltrone e di posti di lavoro – è ancora soldamente nelle mani di regioni, province e comuni. Questa sera, per esempio, si conoscerà il nuovo assetto del municipio milanese, nella cui cassaforte c'è tra l'altro A2A, multiutility con ricavi superiori ai 6 miliardi e che nel 2010 ha assicurato al proprio presidente del consiglio di sorveglianza, Graziano Tarantini, una retribuzione di oltre mezzo milione di euro e ai consiglieri emolumenti sopra i 300mila euro (si veda l'articolo sotto).
Se la Ronchi-Fitto potrebbe essere sgonfiata dal referendum, ancor più innocua è al momento l'altra operazione di contenimento delle società pubbliche. Nata nel 2007 con la Finanziaria per il 2008 varata dal Governo Prodi, prevedeva il taglio degli enti non necessari al perseguimento delle finalità delle amministrazioni che li partecipavano. Principio rimasto, per effetto delle proroghe, sulla carta. L'ultima scadenza era stata fissata a fine 2010, ma nell'estate dell'anno scorso la manovra (decreto legge 78) ha innestato sulla prima operazione un nuovo filone di interventi, che riguarda i comuni sotto i 30mila abitanti, costretti a liquidare le loro società con i bilanci in rosso o a cedere le partecipazioni. Tutto si sarebbe dovuto concludere entro quest'anno, sennonché la solita proroga ha spostato la scadenza al termine del 2013. Insomma, per ora non cambia nulla.
Ecco perché, nonostante il calo rispetto all'anno scorso, si possono ancora contare più di 6mila tra consorzi e società, ai cui vertici siedono quasi 19mila consiglieri. Una fotografia scattata attraverso il nuovo sistema "Perla Pa", attivato nel marzo scorso dalla Pubblica amministrazione nel l'ambito del progetto trasparenza lanciato dal ministro Renato Brunetta e che al momento ha raccolto l'adesione di 19mila amministrazioni e coinvolto 80mila dipendenti. Collegandosi al sito www.perlapa.gov.it, le amministrazioni possono comunicare i dati su molteplici loro attività (distacchi e permessi sindacali, incarichi, consulenze e, appunto, partecipazioni in Spa e consorzi), che confluiscono in un'unica banca dati che tra qualche mese consentirà anche di rendere pubbliche quelle informazioni.
Resta sempre fittissima la galassia delle società e dei consorzi pubblici, anche se nel 2010 si è un po' diradata. Secondo le prime rilevazioni del ministero della Pubblica amministrazione, che entro il 30 aprile ha ricevuto i dati dalle amministrazioni che siedono nei vari enti, l'universo delle ex municipalizzate si è ridotto del 7,5% rispetto a quanto rilevato nel mese di maggio 2010, quando è stata scattata la fotografia relativa al 2009.

Si potrebbe pensare – il condizionale è però necessario, anche perché le amministrazioni non sono puntuali, nonostante esista un obbligo di legge, nel comunicare i dati al ministero e talvolta peccano pure di approssimazione – che il calo possa essere in parte frutto della riforma Ronchi-Fitto di fine 2009, che ha imposto la privatizzazione dei servizi pubblici locali, chiedendo alle amministrazioni di mettere sul mercato il 40% delle quote in loro possesso o di riassegnare con gare quegli enti gestiti in house secondo regole non più legittime.

Operazione che avrebbe dovuto debuttare nel settore dei trasporti e sarebbe dovuta partire già agli inizi di quest'anno, ma che invece è stata spostata prima a fine marzo e poi al termine di dicembre. Nonostante le proroghe, in alcune realtà ci si potrebbe già essere messi in moto e cominciato a disfare delle partecipazioni nelle Spa e nei consorzi.

Anche se ora il problema sulla strada della Ronchi-Fitto non è un'eventuale nuova proroga, quanto il referendum del 12 e 13 giugno sull'acqua, che in caso di vittoria dei "sì" cancellerebbe l'articolo 23-bis del decreto legge 112/2008, convertito dalla legge 133, ovvero l'impacaltura della privatizzazione delle ex municipalizzate voluta dal ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto, e dall'ex ministro per le Politiche comunitarie, Andrea Ronchi.

Il destino delle Spa pubbliche, dunque, non è per niente segnato. Il tesoretto – garanzia di potere economico e politico, perché serbatoio di poltrone e di posti di lavoro – è ancora soldamente nelle mani di regioni, province e comuni. Questa sera, per esempio, si conoscerà il nuovo assetto del municipio milanese, nella cui cassaforte c'è tra l'altro A2A, multiutility con ricavi superiori ai 6 miliardi e che nel 2010 ha assicurato al proprio presidente del consiglio di sorveglianza, Graziano Tarantini, una retribuzione di oltre mezzo milione di euro e ai consiglieri emolumenti sopra i 300mila euro (si veda l'articolo sotto).

Se la Ronchi-Fitto potrebbe essere sgonfiata dal referendum, ancor più innocua è al momento l'altra operazione di contenimento delle società pubbliche. Nata nel 2007 con la Finanziaria per il 2008 varata dal Governo Prodi, prevedeva il taglio degli enti non necessari al perseguimento delle finalità delle amministrazioni che li partecipavano. Principio rimasto, per effetto delle proroghe, sulla carta.

L'ultima scadenza era stata fissata a fine 2010, ma nell'estate dell'anno scorso la manovra (decreto legge 78) ha innestato sulla prima operazione un nuovo filone di interventi, che riguarda i comuni sotto i 30mila abitanti, costretti a liquidare le loro società con i bilanci in rosso o a cedere le partecipazioni. Tutto si sarebbe dovuto concludere entro quest'anno, sennonché la solita proroga ha spostato la scadenza al termine del 2013. Insomma, per ora non cambia nulla.

Ecco perché, nonostante il calo rispetto all'anno scorso, si possono ancora contare più di 6mila tra consorzi e società, ai cui vertici siedono quasi 19mila consiglieri. Una fotografia scattata attraverso il nuovo sistema "Perla Pa", attivato nel marzo scorso dalla Pubblica amministrazione nel l'ambito del progetto trasparenza lanciato dal ministro Renato Brunetta e che al momento ha raccolto l'adesione di 19mila amministrazioni e coinvolto 80mila dipendenti.

Collegandosi al sito www.perlapa.gov.it, le amministrazioni possono comunicare i dati su molteplici loro attività (distacchi e permessi sindacali, incarichi, consulenze e, appunto, partecipazioni in Spa e consorzi), che confluiscono in un'unica banca dati che tra qualche mese consentirà anche di rendere pubbliche quelle informazioni.

Antonello Cherchi

Fonte: Il Sole 24 ore - Lunedì 30 maggio 2011
 
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