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Il compostaggio domestico - Biodegradabile=Compostabile PDF Stampa E-mail
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Venerdì 22 Ottobre 2010 16:32
Indice
Il compostaggio domestico
Rete Italiana Compostatori Domestici
Consorzio Italiano Compostatori (CIC)
Compostaggio collettivo
Biodegradabile=Compostabile
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BIODEGRADABILE=COMPOSTABILE

BIODEGRADABILE=COMPOSTABILE

La norma europea EN 13432 "Requisiti per imballaggi recuperabili mediante compostaggio e biodegradazione- Schema di prova e criteri di valutazione per l'accettazione finale degli imballaggi", recentemente adottata anche in Italia con la denominazione UNI EN 13432, risolve questo problema definendo le caratteristiche che un materiale deve possedere per poter essere definito "compostabile". Questa norma è un punto di riferimento per i produttori di materiali, le autorità pubbliche, i compostatori e i consumatori.

Secondo la UNI EN 13432, le caratteristiche che un materiale compostabile deve avere sono le seguenti:

  • Biodegradabilità, ossia la conversione metabolica del materiale compostabile in anidride carbonica. Questa proprietà è misurata con un metodo di prova standard: il prEN 14046 (anche pubblicato come ISO 14855: biodegradabilità in condizioni di compostaggio controllato). Il livello di accettazione è pari al 90% (rispetto alla cellulosa) da raggiungere in meno di 6 mesi.
  • Disintegrabilità, cioè la frammentazione e perdita di visibilità nel compost finale (assenza di contaminazione visiva). Misurata con una prova di compostaggio su scala pilota (prEN 14045). Campioni del materiale di prova sono compostati insieme con rifiuti organici per 3 mesi. Alla fine il compost viene vagliato con un vaglio di 2 mm. La massa dei residui del materiale di prova con dimensioni > 2 mm deve essere inferiore al 10% della massa iniziale.
  • Assenza di effetti negativi sul processo di compostaggio. Verificata con una prova di compostaggio su scala pilota.
  • Bassi livelli di metalli pesanti (al di sotto di valori massimi predefiniti) e assenza di effetti negativi sulla qualità del compost (esempio: riduzione del valore agronomico e presenza di effetti ecotossicologici sulla crescita delle piante). Una prova di crescita di piante (test OECD 208 modificato) è eseguita su campioni di compost dove è avvenuta la degradazione del materiale di prova. Non si deve evidenziare nessuna differenza con un compost di controllo.
  • Altri parametri chimico-fisici che non devono cambiare dopo la degradazione del materiale in studio: pH; contenuto salino; solidi volatili; N; P; Mg; K.

Ciascuno di questi punti è necessario per la definizione della compostabilità ma da solo non è sufficiente. Ad esempio, un materiale biodegradabile non è necessariamente compostabile perché deve anche disintegrarsi durante un ciclo di compostaggio. D'altra parte, un materiale che si frantuma durante un ciclo di compostaggio in pezzi microscopici che non sono però poi totalmente biodegradabili non è compostabile.

La UNI EN 13432 è una norma armonizzata, ossia è stata riportata nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee e pertanto deve esser recepita in Europa a livello nazionale e fornisce presunzione di conformità con la Direttiva Europea 94/62 EC, sugli imballaggi e rifiuti da imballaggio.


CERTIFICAZIONI DI COMPOSTABILITA'

Esistono in Europa due marchi che certificano la compostabilità di un prodotto realizzato a partire da bioplastiche: il marchio OK compost Home della società belga di certificazione Vincotte può riferirsi a compostabilità in ambito domestico. Per quanto riguarda il compostaggio industriale, il marchio maggiormente diffuso in Europa è quello presente in Germania della DIN Certco.

Dal luglio 2006 anche in Italia il Consorzio Italiano Compostatori (CIC) ha presentato il marchio Compostabile CIC, applicando ai prodotti industriali i criteri di compostabilità previsti dallo standard europeo UNI EN 13432 del 2002. Tale marchio è rilasciato alle aziende dopo aver sottoposto i manufatti ad un esame accurato, che ne accerta anche la disintegrazione su scala reale.

Si chiama Ok Compost il marchio che hanno ottenuto le stoviglie monouso Mater-bi. L’ente belga AIB Vincotte ha infatti rilasciato la certificazione che garantisce la capacità del prodotto di trasformarsi in compost nel giro di 90 giorni, ma solo se trattato correttamente.


I MATERIALI BIODEGRADABILI

MATER-BI

Prodotto dall'azienda italiana Novamont, è la prima famiglia di plastiche biodegradabili che utilizza componenti vegetali come amidi, cellulose e olii da colture selezionate non-alimentari, preservandone la struttura chimica generata dalla fotosintesi clorofilliana.

Il granulo del Mater-Bi® si presta così ad essere lavorato secondo le più comuni tecnologie di trasformazione delle materie plastiche, ottenendo prodotti con proprietà identiche alle plastiche tradizionali, pur mantenedo le caratteristiche di completa biodegradabilità e compostabilità.

Tutti i gradi in Mater-Bi® sul mercato sono certificati biodegradabili e compoStabili secondo le più stringenti norme internazionali e nazionali (EN 13432, ASTM 6400, UNI 10785) da parte di enti accreditati quali Vinçotte (OK Compost), DIN-CERTCO (Kompostierbar), dall’IIP (Istituto Italiano Plastici), dal JPBA (Japan Bioplastic Association) e dal BPI (Biodegradabile Products Institute, Usa).

Oltre alle certificazioni "Ok Compost Home" (che garantisce la completa biodegradazione in compostiere domestiche a tecnologia semplice di alcuni film in Mater-Bi®) e alla "OK Biodegradable SOIL", Mater-Bi® ha ottenuto la certificazione "Compostabile CIC" per sacchi e shoppers.

PLA

E' un biopolimero derivante dall’amido di mais (ma ottenuto con un procedimento differente dal Mater-Bi), completamente biodegradabile e comportabile secondo norma EN13432. Resiste ad una temperatura massima di 55° C. E’ perfettamente trasparente e viene utilizzato per la produzione di bicchieri con caratteristiche  estetiche e meccaniche simili al polistirolo ma, data la sua scarsa resistenza alle alte temperature, adatti solo a liquidi freddi.

POLPA DI CELLULOSA

E' un composto di origine vegetale realizzata con fibre vergini di scarto dalla lavorazione della canna da zucchero e del bamboo  ed è quindi biodegradabile e compostabile al 100% secondo norma EN13432. Alcuni prodotti realizzati in polpa di cellulosa (es. stoviglie usa e getta quali piatti, bicchieri,) sono stati resi impermeabili, anche accoppiandoli con il Mater-Bi™ e possono quindi contenere cibi e liquidi, sono resistenti al calore (temperatura massima di 200°c) e possono essere utilizzati anche in forno tradizionale e microonde.

La polpa di cellulosa è quindi un composto ecologico, perchè deriva da materiale vegetale, perchè si biodegrada completamente, e perchè per la sua realizzazione vengono utilizzati gli scarti di produzione che altrimenti andrebbero al macero.


ACQUISTI VERDI E NORMATIVA

Per le loro implicazioni ambientali gli Acquisti Verdi (Green Public Procurement) rientrano tra gli strumenti di sviluppo sostenibile proposti dall’Unione Europea (dove gli appalti pubblici rappresentano il 19% del PIL). In questo contesto gli Acquisti Verdi assumono il significato non solo di “comprare meglio” e “a basso impatto ambientale”, ma anche di “comprare dove è necessario”, agendo su azioni di razionalizzazione gestionale dei servizi nel soddisfare bisogni diversificati, riducendo la circolazione di prodotti non necessari e favorendo invece acquisti e investimenti in tecnologie “intelligenti” e innovative.

Adottare un sistema di Acquisti Verdi significa pertanto:

  • acquistare solo ciò che è indispensabile;
  • considerare gli impatti e i costi ( diretti e indiretti, privati e collettivi) del prodotto/servizio lungo tutto il suo ciclo di vita (produzione-distribuzione-uso-smaltimento);
  • stimolare in senso ambientalmente sostenibile l’innovazione di prodotti e servizi;
  • adottare comportamenti d’acquisto responsabili e dare il “buon esempio” ai cittadini.

A livello legislativo italiano si segnalano alcune delle norme che impongono l’acquisto da parte delle Pubbliche Amministrazioni di determinati prodotti “ecologici”.

  • Accogliendo l’indicazione contenuta nella Comunicazione della Commissione europea “Politica integrata dei prodotti, sviluppare il concetto di ciclo di vita ambientale” (COM(2003) 302),  e in ottemperanza del comma 1126, articolo 1, della legge 296/2006 (legge finanziaria 2007), il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del Mare ha elaborato, attraverso un ampio processo di consultazione con enti locali e parti interessate e con la collaborazione degli altri Ministeri Competenti (Economia e Finanze e Sviluppo Economico) e degli enti e strutture tecniche di supporto (CONSIP, ENEA, APAT, ARPA), il “Piano d'azione per la sostenibilità ambientale dei consumi della Pubblica Amministrazione" (di seguito PAN GPP).  Il Piano, adottato con il Decreto Interministeriale n. 135 dell'11 Aprile 2008 (G.U. n. 107 dell'8 maggio 2008), ha l’obiettivo di massimizzare la diffusione del GPP presso gli enti pubblici in modo da farne dispiegare in pieno le sue potenzialità in termini di miglioramento ambientale, economico ed industriale.

    Il PAN GPP fornisce un quadro generale sul Green Public Procurement, definisce degli obiettivi nazionali, identifica le categorie di beni, servizi e lavori di intervento prioritarie per gli impatti ambientali e i volumi di spesa, su cui definire i ‘Criteri ambientali minimi’. Detta inoltre delle specifiche prescrizioni per gli enti pubblici, che sono chiamati a:
  1. effettuare un'analisi dei propri fabbisogni con l'obiettivo di razionalizzare i consumi e favorire il decoupling (la dissociazione tra sviluppo economico e degrado ambientale).
  2. identificare le funzioni competenti per l'attuazione del GPP coinvolte nel processo d'acquisto.
  3. redigere uno specifico programma interno per implementare le azioni in ambito GPP.

    In particolare invita Province e Comuni a promuovere interventi di efficienza energetica presso gli edifici scolastici di competenza

    Per la definizione dei criteri ambientali minimi stabilisce una procedura ed istituisce due organismi ad hoc, che assumono anche ulteriori compiti (vedi sezione la gestione del PAN), ciò affinchè possano rispondere alle peculiarità del sistema produttivo nazionale, pur tenendo conto delle indicazioni della Commissione Europea (i criteri ambientali minimi integreranno i criteri di base del toolkit europeo).

    Il piano prevede infine un monitoraggio annuale per verificarne l’applicazione, con relativa analisi dei benefici ambientali ottenuti e delle azioni di formazione e divulgazione da svolgere sul territorio nazionale.
  • Testo unico ambientale (Dlgs 3 aprile 2006, n. 152) art. 180 – prevenzione della produzione di rifiuti. Al  fine  di  promuovere in via prioritaria la prevenzione e la riduzione   della  produzione  e  della  nocivita'  dei  rifiuti,  le iniziative di cui all'articolo 179 riguardano in particolare:
  1. la promozione di strumenti economici, eco-bilanci, sistemi di certificazione ambientale, analisi  del ciclo di vita dei prodotti, azioni di informazione e di sensibilizzazione dei consumatori, l'uso di  sistemi  di  qualita', nonche' lo sviluppo del sistema di marchio ecologico  ai  fini  della  corretta  valutazione dell'impatto di uno specifico  prodotto sull'ambiente durante l'intero ciclo di vita del prodotto medesimo;
  2. la previsione di clausole di gare d'appalto che valorizzino le capacita'  e  le competenze tecniche in materia di prevenzione della produzione di rifiuti;
  3. la promozione di accordi e contratti di programma o protocolli d'intesa  anche sperimentali  finalizzati, con effetti migliorativi, alla   prevenzione   ed   alla  riduzione della  quantita'  e  della pericolosita' dei rifiuti;
  4. l'attuazione  del decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59,  e  degli  altri  decreti  di recepimento della direttiva  96/61/CE  in  materia di prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento.
  • D.M. 8 maggio 2003, n. 203. Norme affinchè gli uffici pubblici e le società a prevalente capitale pubblico coprano ilfabbisogno annuale di manufatti e beni con una quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato nella misura non inferiore al 30% del fabbisogno medesimo.(G.U. 5 agosto 2003, n. 180).
  • Il Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture (Dlgs 12 aprile 2006, n. 163) attua in Italia le direttive europee sugli appalti e richiama in numerose parti la possibilità di integrare considerazioni ambientali negli appalti, in particolare nell’art. 2 (Principi) “Il principio di economicità puùò essere subordinato, entro i limiti in cui sia espressamente consentito dalle norme vigenti e dal presente Codice, ai criteri, previsti dal bando, ispirati a esigenze sociali, nonché alla tutela della salute e dell’ambiente e alla promozione dello sviluppo sostenibile”. Prima di tutto conviene scegliere un titolo “verde” dell’appalto. La scelta di un titolo “verde” facilita gli offerenti nell’individuare velocemente ciò che si richiede e trasmette il messaggio che le prestazioni ambientali del prodotto o servizio avranno un peso importante nell’esecuzione del contratto. La scelta di un titolo “verde” manda un messaggio non solo ai potenziali fornitori, ma anche alla comunità locale e anche ad altri enti aggiudicatori.

In pratica nella redazione di un appalto è possibile inserire criteri ambientali nella definizione di:

  • Capacità tecnica e professionale dei fornitori e dei prestatori di servizi (Art. 40,42,44) – in casi appropriati di appalti di opere e servizi è possibile fare riferimento ai sistemici gestione ambientale (es. EMAS);
  • Specifiche tecniche (Art.68) – si possono utilizzare quelle definite dalle ecoetichettature europee (multi)nazionali (es. Ecolabel Europeo);
  • Valutazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa (Art. 83) – è espressamente previsto il criterio ambientale;
  • Clausole dell’esecuzione dell’appalto – possono essere previste clausole ambientali per i sistemi di trasporto, imballaggio, formazione del personale, purchè collegate con l’oggetto dell’appalto.


    I MARCHI ECOLOGICI

    ecolabel

    L’Ecolabel è il sistema di etichettatura ecologica definito dal Regolamento dell’Unione Europea n. 1980 del 2000. E’ un’etichetta che viene esposta direttamente su prodotti/servizi caratterizzati da un ridotto impatto ambientale nell’intero ciclo di vita. Sono stati stabiliti i criteri di assegnazione dell’Ecolabel per circa 24 categorie di prodotti tra cui: detersivo per piatti, detersivo per pavimenti, detersivo per lavastoviglie, vernici, carta da ufficio, fazzoletti di carta, carta igienica, pannocarta, lampadine, computer, frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, televisori, abbigliamento e biancheria, concimi, scarpe e materassi. In commercio vi sono oltre 300 prodotti Ecolabel.

    fsc

    Il logo FSC (Forest Stewardship Council) su un prodotto indica che il legno usato per fabbricarlo proviene da foreste gestite in modo ecologicamente compatibile, socialmente utile ed economicamente conveniente. Oltre che sul legno, FSC si può trovare su tutti i derivati della cellulosa: carta, tovaglioli, carta igienica, asciugatutto, fazzoletti, ecc. Nei prodotti contrassegnati da questo logo, FSC fissa i contenuti minimi, in percentuale, di materiale certificato.

    pefc

    Il marchio PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes) è un altro sistema di gestione forestale sostenibile e certificato, nato in ambito europeo su iniziativa di alcuni produttori di legnami ed enti gestori di foreste, e accompagna il legno ed i prodotti legnosi provenienti dagli alberi delle foreste certificate.

    etichetta energetica

    Per aiutare il consumatore a scegliere elettrodomestici energeticamente efficienti, l' Unione Europea ha previsto un sistema di etichettatura obbligatorio, che classifica quelli in commercio sulla base dei loro consumi di energia ma non solo. Con una scala di colori contrassegnata da lettere dalla “A” per gli elettrodomestici più efficienti (anche A+ e A++ per quelli del freddo), alla “G” per quelli che consumano di più. L’etichetta energetica consiglia il consumatore sull’acquisto: a fronte di un investimento maggiore che dovrà essere sostenuto per l’apparecchio di classe “A”, il costo energetico in termini di consumi sarà mediamente il 30% inferiore rispetto al modello equivalente di classe ”C”, con un ammortamento garantito della spesa sostenuta in pochi anni.

    energy star

    Energy Star è il marchio che l’Ente per l’Ambiente Statunitense (EPA) conferisce ai computer a ridotto consumo energetico. Eè uno strumento volontario, si basa su una autodichiarazione del produttore. L’adozione di questo marchio prevede il rispetto di limiti massimi di consumo nella fase di stand by, mentre non pone limiti sui consumi nella fase di utilizzo.

    blauer engel

    Letichetta “Blauer Engel” è nata in Germania nel 1978. Viene rilasciata se l’intero ciclo di vita del prodotto è caratterizzato da un ridotto impatto ambientale, se il prodotto è conforme a tutti gli aspetti di protezione ambientale (contenuto di sostanze pericolose, emissioni di inquinanti, rumore, risparmio di energia, materie prime e acqua) e se rispetta gli standard di sicurezza (tutela della salute).

    white swan

    L’etichetta White Swan (Cigno Bianco) è attiva in Danimarca, Svezia, Finlandia e Islanda dal 1989. Viene assegnata a categorie di prodotti, non alimentari, caratterizzati da un ridotto impatto ambientale.

    ok compost

    Il marchio OK Compost può essere assegnato ai prodotti che rispettano la norma europea EN13432. Tale norma definisce le “caratteristiche degli imballaggi valorizzabili mediante compostaggio e biodegradazione”. Il marchio e la norma ad esso legato definiscono le caratteristiche che un materiale deve possedere per essere considerato a tutti gli effetti comportabile e biodegradabile.