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Hera e A2a: unite dall'eccessivo debito PDF Stampa E-mail
area news - economia e finanza
Giovedì 29 Luglio 2010 14:34
Fanno entrambe lo stesso mestiere: produrre e distribuire elettricità e gas. Un mestiere tra i più sicuri e tutto sommato redditizi. Ma A2a – l'utility nata dalla fusione tra l'Aem di Milano e l'Asm di Brescia – ed Hera – il colosso pubblico energetico emiliano figlio della maxi-fusione tra 11 società locali – hanno in comune qualcos'altro. Un recente cammino borsistico che di certo non brilla. A2a ha perso da inizio anno il 23%, sei punti in più dell'indice delle blue chip di Piazza Affari. E anche la performance di medio periodo (vedi grafico in pagina) è stata assai deludente per un titolo che dovrebbe difendersi più di altri dalle cadute dei listini.

Copione simile per la multiutility emiliana. Anche le quotazioni di Hera soffrono: in un anno è andato in fumo un quinto della capitalizzazione e sono lontani i tempi (oltre due anni) in cui il titolo valeva sopra i 3 euro, rispetto a 1,5 euro dei corsi attuali. Certo molte altre utility non hanno fatto bene sul listino.

La stessa Enel non si è poi più di tanto difesa dallo sboom del mercato, ma per i due monopoli pubblici locali la sofferenza merita una spiegazione. In sé semplice: il debito, per entrambe, in forte aumento ha reso il mercato assai prudente. La sola A2a, infatti, ha visto salire di oltre un miliardo i debiti finanziari netti nel corso del 2009: un incremento importante per un gruppo la cui struttura finanziaria era già stiracchiata l'anno prima. I 3,48 miliardi di esposizione nel 2008 facevano i conti con un margine lordo di un miliardo, una leva di 3,4 volte. Ora con un margine lordo di fatto fermo, la società guidata da Zuccoli si presenta al mercato, a fine 2009, con un rapporto di debito su margine lordo di 4,5 volte. Certo è tollerabile, dato che si tratta di un'utility e che i flussi di cassa restano stabili nel tempo al di là della congiuntura, ma è pur vero che troppo debito non piace al mercato. Quell'esposizione è aumentata sulla scorta delle acquisizioni in Montenegro e degli oneri connessi alla moratoria fiscale.

Il tema del contenimento del debito è ben presente ai vertici di A2a che sottolineano che quest'anno la posizione finanziaria netta sarà in sensibile miglioramento. Inoltre la campagna di dismissioni dovrebbe portare nuova cassa al gruppo. A2a ha di recente ceduto il pacchetto del 5% in Alpiq realizzando un incasso di 300 milioni. Anche Hera ha visto peggiorare il rapporto tra margini (di fatto stabili) e un ricorso al prestito bancario incrementato del 20% in soli 12 mesi. Hera ha patito meno di A2a i problemi di una governance assai turbolenta ma sono i fondamentali, per entrambi, a zavorrare i valori. Oggi sul mercato A2a ed Hera valgono rispettivamente 13 e 14 volte gli utili (attesi in miglioramento) del 2010. Di fatto un valore in linea con la media del mercato. Un po' troppo per titoli che beneficeranno meno di un eventuale rimbalzo delle Borse. Che, se ci sarà, verrà trainato dalle banche, non certo dalle utility.

Fabio Pavesi

Fonte: Plus - Sabato 3 Luglio
 
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