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Il passaggio alla Tia in cerca di riferimenti PDF Stampa E-mail
normativa
Martedì 13 Luglio 2010 12:44
Scaduti (senza notizie di novità) i termini per l'emanazione del regolamento attuativo della Tia prevista dal Dlgs 152/2006, i comuni potrebbero in teoria decidere di passare da tassa a tariffa. Siccome il 30 giugno sono scaduti anche i termini per modificare i regolamenti tributari locali, è chiaro che l'eventuale passaggio a Tia decorrerebbe dal 2011 (si veda anche Il Sole 24 Ore del 5 luglio).
Non è ancora chiaro, però, se i comuni devono riferirsi alla Tia prevista dall'articolo 49 del Dlgs 22/1997 oppure a quella prevista dal codice dell'ambiente (articolo 238 del Dlgs 152), applicando comunque le modalità di determinazione della tariffa fissate dall'unico regolamento oggi in vigore (Dpr 158/1999).
In questa situazione è indispensabile un intervento organico (e rapido) del legislatore, per evitare che ognuno fornisca una propria interpretazione.
Gli effetti della confusione si vedono già quest'anno. I 1.200 comuni che già sono passati a Tia seguendo l'articolo 49 del Dlgs 22/1997 hanno subito l'impatto della sentenza 238/2009 della Corte costituzionale, che ha sancito il carattere tributario della Tia, e in un allarmante silenzio delle fonti ufficiali hanno già dovuto decidere se ritornare a una concezione tributaria della tariffa, inserendo nei propri bilanci appositi capitoli di entrata e di spesa con un considerevole aggravio per gli utenti oppure applicare da subito la tariffa/ corrispettivo, sia pure con il vecchio regolamento, forzando l'interpretazione della legge esistente. Molti hanno preferito la seconda soluzione che, anche se in modo non chiaro, può trovare la sua giustificazione nella legislazione esistente e, da ultimo, nell'articolo 14, comma 33 del Dl 78/2010, ora in fase di conversione. Questa norma, chiarendo che la tariffa prevista dal codice dell'ambiente ha natura corrispettiva, e dovendosi ritenere che l'interpretazione sia stata fatta su una legge considerata vigente, potrebbe aprire la strada all'utilizzo fin dal 2010 della tariffa/ corrispettivo. Questa affermazione va però dimostrata.
In effetti l'articolo 238 del codice prevede, al comma 11, che fino alla emanazione del nuovo regolamento continuano ad applicarsi le discipline esistenti, cosa confermata dal successivo articolo 264, comma 1. A questo punto è importante decidere se la parte quarta del codice sia da ritenersi in vigore fin dal 29 aprile 2006, o se invece debba considerarsi ancora sospesa.
Si potrebbe ritenere che esistano buone motivazioni per considerare entrata in vigore la suddetta parte quarta, almeno nelle disposizioni che non necessitano di ulteriori provvedimenti. In effetti, se da un lato l'articolo 238, comma 6, prevede che il ministero dell'Ambiente disciplini la tariffa prevista nello stesso articolo con un regolamento da emanarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della parte quarta, dall'altro il comma 11 ammette l'utilizzo dei regolamenti esistenti. Inoltre, il termine semestrale è stato costantemente reiterato dal legislatore fino, da ultimo, al 30 giugno 2010. Ciò significa che la parte quarta del Dlgs 152 è da considerare in vigore, altrimenti i primi sei mesi previsti dalla legge non sarebbero mai scaduti, e non ci sarebbe quindi stato bisogno di alcuna proroga.
Se a ciò aggiungiamo che con l'articolo 33-bis della legge 31/2008 è stata individuata una tariffa forfetizzata per il servizio di raccolta rifiuti negli istituti scolastici statali (stranamente solo in quelli), tariffa che, come dice il legislatore, tiene luogo del corrispettivo di cui all'articolo 238 (e non certo dell'articolo 49 del Dlgs 22/1997, considerato non più in vigore già nel 2008) ne consegue che questo articolo sarebbe da ritenere perfettamente in vigore con esclusione delle parti non attuate.
Scaduti (senza notizie di novità) i termini per l'emanazione del regolamento attuativo della Tia prevista dal Dlgs 152/2006, i comuni potrebbero in teoria decidere di passare da tassa a tariffa. Siccome il 30 giugno sono scaduti anche i termini per modificare i regolamenti tributari locali, è chiaro che l'eventuale passaggio a Tia decorrerebbe dal 2011 (si veda anche Il Sole 24 Ore del 5 luglio).
Non è ancora chiaro, però, se i comuni devono riferirsi alla Tia prevista dall'articolo 49 del Dlgs 22/1997 oppure a quella prevista dal codice dell'ambiente (articolo 238 del Dlgs 152), applicando comunque le modalità di determinazione della tariffa fissate dall'unico regolamento oggi in vigore (Dpr 158/1999).
 
Nuove risorse per l'uso efficiente in agricoltura PDF Stampa E-mail
normativa
Lunedì 12 Luglio 2010 15:16
I programmi di sviluppo rurale (Pac) sono uno strumento importante per raggiungere gli obiettivi della direttiva Wfd. Le risorse finanziarie aggiuntive stanziate (3,3 miliardi di euro) consentiranno ai Paesi membri di rafforzare il loro impegno nell'ambito dei rispettivi programmi di sviluppo rurale, compresa la necessità di una migliore gestione idrica. Il Piano europeo di ripresa economica destina inoltre 1.020 milioni di euro per migliorare le infrastrutture a banda larga nelle zone rurali e, grazie a esse, adottare programmi che facilitino il contenimento dei consumi idrici. In base alle informazioni da essi stessi fornite alla Commissione nel 2009, gli Stati membri hanno stanziato il 26,9% di queste risorse aggiuntive a favore della gestione idrica nell'ambito dei programmi di sviluppo rurale esistenti.
 
L'Europa lancia l'allarme sui consumi di acqua PDF Stampa E-mail
acqua
Lunedì 12 Luglio 2010 15:05
Anche l'Europa lancia l'allarme- siccità. A farlo è l'Agenzia europea dell'ambiente (Aea) con una relazione sulle sulle risorse idriche in Europa e, in particolare, sul problema della carenza idrica e della siccità. L'Aea conferma che in molte parti d'Europa l'acqua viene utilizzata in modo insostenibile: finora, infatti, si è puntato a estrarre quantità sempre maggiori dalle risorse di superficie e di falda, saturando ogni capacità residua. Secondo la relazione, la via corretta da seguire è invece quella di limitare la domanda, riducendo al minimo le quantità di acqua estratta e aumentandone l'efficienza d'uso.
L'acqua, infatti, va sempre più scarseggiando. E il trend degli ultimi anni lascia presagire che in futuro il fenomeno si accentuerà ancora di più. Non solo in Africa o in varie regioni dell'Asia,ma anche,appunto,in Europa. Con effetti transitori che non possono certo lasciare indifferenti i Paesi del Vecchio Continente: la siccità che nel 2003 colpì l'Europa centro-merdionale causò – secondo stime della società di riassicurazione Munich RE – danni per ben 12 miliardi di euro. Ma soprattutto con situazioni permanenti di assoluto rilievo: stime della Commissione Ue dicono che l'11% della popolazione e il 17% del territorio dell'Unione è affetto da carenza idrica, con un costo che nell'ultimo trentennio ha superato i 100 miliardi.
Sulla stessa linea si muove anche la Direzione generale ambiente della Commissione Ue, che al tema della carenza idrica e della siccità nell'Unione ha dedicato un recente documento.
Esso ricorda che il 22 dicembre 2009 sarebbe dovuta diventare una data cruciale nella politica idrica europea. Si trattava infatti della data entro cui l'attuazione della direttiva-quadro sulle acque (n. 2000/60/CE - Water Framework Directive)imponeva l'adozione dei piani di gestione per tutti i bacini idrografici della Ue per consentire di acquisire una panoramica più chiara degli interventi pianificati dagli Stati membri nei rispettivi ambiti idrografici. Tuttavia, al 1? gennaio 2010 molti degli Stati membri in cui si prevedono i più elevati livelli di carenza idrica e siccità non avevano ancora adottato i piani stabiliti. Due i punti-chiave evidenziati dal documento della Commissione: il prezzo dell'acqua e la messa a punto di piani di gestione dei rischi- siccità.
Il giusto prezzo
La direttiva-quadro sulle acque (Wfd) prevede che gli Stati membri garantiscano, entro il 2010, che le politiche di tariffazione dell'acqua offrano agli utenti incentivi adeguati per favorire un utilizzo efficace delle risorse e che i diversi usi dell'acqua contribuiscano adeguatamente al recupero dei costi dei servizi idrici. I programmi di misure riguardanti i piani di gestione dei bacini idrografici consentiranno di verificare se tale disposizione sia stata attuata integralmente su scala europea. Le informazioni provenienti dagli Stati membri dicono che l'adattamento dei sistemi tariffari finalizzato a tener conto del principio di recupero dei costi potrebbe generare per i cittadini un graduale aumento dei costi dell'acqua.
Da quanto è possibile prevedere, l'aumento dei prezzi potrebbe non essere inevitabilmente seguito da una riduzione dei consumi.
La determinazione dei prezzi è solo uno dei possibili strumenti da prendere in considerazione; per incoraggiare un uso efficiente dell'acqua sono infatti necessarie misure aggiuntive. Tra quelle più comunemente adottate negli Stati membri vi sono l'applicazione di tariffe a blocchi, sanzioni in caso di eccessivo consumo e sconti legati al risparmio idrico.
Misurazioni e contatori
Per quanto riguarda gli sforzi compiuti per diffondere i programmi di misurazione in tutti i settori che utilizzano acqua – compresi i controlli obbligatori sulle estrazioni – molti Stati membri hanno riferito che l'uso di contatori per la fornitura di acqua potabile domestica sta raggiungendo un elevato livello di diffusione.
Anche la misurazione degli usi non domestici sta migliorando, specie modo quando gli utenti sono collegati alla rete pubblica. La misurazione e il controllo delle estrazioni dirette sono solitamente associati al processo stesso di autorizzazione. In alcuni bacini idrografici dell'Europa meridionale sono state adottate misure di legge per controllare anche le estrazioni delle acque sotterranee esistenti.
Il passaggio dalla "risposta alle crisi" alla "gestione del rischio" nel contesto della gestione idrica rappresenta il modo per migliorare la capacità di adattamento della società ai fenomeni di carenza idrica e siccità. Gli Stati membri della Ue considerano e affrontano questi problemi in funzione delle situazioni di sofferenza legate allo stress idrico.
Molti Stati membri hanno incominciato a individuare le zone o gli interi bacini colpiti da siccità, carenza idrica permanente o semi-permanente, processi di degradazione del suolo e desertificazione. A integrazione dei piani di gestione dei bacini idrografici potrebbero essere messi a punto specifici piani di gestione della siccità. Il ritardo nell'attuazione della Wfd può comunque incidere negativamente sugli interventi degli Stati membri interessati per affrontare i problemi di carenza idrica e siccità.
Alcuni Paesi membri (Germania, Austria, Finlandia, Lituania e Belgio) hanno già riferito di non aver individuato bacini colpiti da carenza permanente, ma i primi quattro non hanno escluso l'insorgere di stress idrici sporadici o addirittura frequenti durante l'estate. Altri (Malta e Cipro) lamentano invece una carenza permanente nell'intero territorio o in interi bacini idrografici (Italia e Spagna). Non soltanto i Paesi medi-terranei, ma anche altri dell'Europa centrale (Repubblica Ceca) riferiscono di zone colpite da frequente carenza idrica o con falde acquifere soggette a sfruttamento eccessivo (Francia e Belgio).
In molti Stati membri (ad esempio Spagna, Portogallo, Italia Gran Bretagna, Austria e Polonia) sono oggi in corso numerose attività destinate a monitorare e gestire i rischi di siccità, carenza idrica e desertificazione a livello sia nazionale sia europeo.
Anche l'Europa lancia l'allarme- siccità. A farlo è l'Agenzia europea dell'ambiente (Aea) con una relazione sulle sulle risorse idriche in Europa e, in particolare, sul problema della carenza idrica e della siccità. L'Aea conferma che in molte parti d'Europa l'acqua viene utilizzata in modo insostenibile: finora, infatti, si è puntato a estrarre quantità sempre maggiori dalle risorse di superficie e di falda, saturando ogni capacità residua. Secondo la relazione, la via corretta da seguire è invece quella di limitare la domanda, riducendo al minimo le quantità di acqua estratta e aumentandone l'efficienza d'uso.
 
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