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Sussidi al solare giù fino al 40% PDF Stampa E-mail
energia
Giovedì 22 Luglio 2010 19:12
Un taglio del 20% ai sussidi per i piccoli pannelli solari, quelli con una potenza da 1 a 3 kilowatt, che saranno piazzati sui tetti alla scadenza del nuovo "conto energia", e cioè tra tre anni. Meglio andrà agli impianti che entrano in funzione dal prossimo gennaio:l'attuale tariffa incentivata scenderà solo di qualche punto, poi di qualche punto ancora per quelli che entreranno in funzione a metà anno e così via, in progressione.
 
Su petrolio e gas royalties federaliste PDF Stampa E-mail
normativa
Mercoledì 21 Luglio 2010 19:00
Estrazioni italiane di gas e petrolio più sicure ma anche meno impantanate nei veti amministrativi. Soprattutto più "federaliste", visto che lo Stato dovrà rinunciare alla sua bella fetta di royalties (un affare che nel 2009 ha generato complessivamente la non mirabolante ma neanche disprezzabile cifra di 260 milioni) che andranno integralmente, almeno nel caso delle produzioni in terra e nelle acque territoriali, alle popolazioni e alle amministrazioni che ospitano i giacimenti.
Ecco dunque il disegno di legge presentato dalla senatrice Simona Vicari, componente della commissione industria di Palazzo Madama, affiancata dal presidente di Commissione Cesare Cursi, dal capogruppo Maurizio Gasparri e dal vice Gaetano Quagliariello.
Nei dettagli: le attuali royalties, pari al 10% della nostra avara produzione di idrocarburi (nel gas si è scesi sotto gli 8 miliardi di metri cubi l'anno, meno dell 10% del fabbisogno, nel petrolio siamo al 6%) rimarranno immutate nel valore complessivo ( «guai a perdere competitività nei confronti delle compagnie »), ma il ricavato garantito ai Comuni passerà, per le estrazioni in terra ferma (royalties al 10%) dal 15 al 45%, a cui si aggiungerà un 10% ai residenti «che ad esempio –ipotizza la Vicari –pagheranno meno il carburante», mentre il contributo alle regioni scenderà dal 55 al 45% e lo Stato rinuncerà alla sua quota.
Per le estrazioni nel mare territoriale (royalties al 7% nel gas e 4% nel petrolio) lo Stato perderà il suo 45%, per girarlo in parti uguali alle regioni e ai comuni rivieraschi. Conserverà però le royalties fuori dalle acque territoriali.
Sicurezza e semplificazione saranno garantite – prevede il ddl – da un'Agenzia controllata dal ministero dello Sviluppo e finanziata con un prelievo dalle royalties «non superiore al 7%». L'intenzione è quella di facilitare i permessi in nuove estrazioni «per fronteggiare al nostra crescente dipendenza energetica». Operazione doverosa visto che sono previsti «progetti privati cantierabili per oltre 7 miliardi di euro bloccati da procedure che richiedono anche 6-7 anni». Verrà dunque riordinata sotto un unico "codice" (il ddl prevede una delega al Governo) e un qualificato protagonista la normativa esistente. Che comunque «già garantisce i più elevati standard di sicurezza mondiali» puntualizza la senatrice.
Certo, bisognerà conciliare il progetto della siciliana Vicari con il provvedimento, di diverso tenore, appena inserito dal governo nel nuovo Codice ambientale (si veda Il Sole 24 Ore dell'1 luglio) per iniziativa della siciliana e collega di partito Stefania Prestigiacomo,ministro dell'ambiente. Provvedimento, quello della Prestigiacomo, che prevede una drastica stretta ai nuovi permessi per le esplorazioni e addirittura un divieto perfino alle indagini prospettiche entro 5 miglia dalla costa.
E di energia il governo si sta di nuovo occupando per recepire, nella nuova legge Comunitaria, la direttiva Ue che prevede una revisione del regime dell'Iva sull'energia,richiamando gli stati ad applicare l'imposta nei luoghi di consumo effettivo, ad esempio del gas o dell'elettricità importata.
Estrazioni italiane di gas e petrolio più sicure ma anche meno impantanate nei veti amministrativi. Soprattutto più "federaliste", visto che lo Stato dovrà rinunciare alla sua bella fetta di royalties (un affare che nel 2009 ha generato complessivamente la non mirabolante ma neanche disprezzabile cifra di 260 milioni) che andranno integralmente, almeno nel caso delle produzioni in terra e nelle acque territoriali, alle popolazioni e alle amministrazioni che ospitano i giacimenti.
 
La bussola per l'energia verde PDF Stampa E-mail
normativa
Martedì 20 Luglio 2010 14:47
In dirittura d'arrivo, benché con sette anni di ritardo, le linee guida per la realizzazione degli impianti di fonti rinnovabili che producono energia elettrica. Il documento ministeriale, atteso da tutti gli operatori per dare un quadro di certezze nell'ambito di una normativa regionale contraddittoria e spesso in contrasto con la Costituzione ( come hanno dimostrato varie sentenze della Suprema corte), è passato prima al vaglio dell'Antitrust e poi, l'8 luglio, a quello della Conferenza Stato-Regioni. Poche le modifiche proposte, riguardanti soprattutto i tetti massimi di spese amministrative e le misure di compensazione per l'impatto ambientale a favore degli enti locali. Il passaggio alla Corte dei conti non dovrebbe riservare sorprese, dopodiché si attende la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale: i testi disponibili (che, naturalmente, stabiliscono anche le tipologie degli impianti e le procedure da seguire secondo le varie fonti, indicate nella tabella a fianco) sono quindi solo in bozza.
Ora andrà riscritta la corposissima normativa emanata dalle Regioni, che in vari punti si discosta da quella nazionale, per quanto attiene a limiti troppo rigidi sui siti di localizzazione (soprattutto per l'eolico), al versamento di somme spesso esagerate per chi installa, a vantaggi concessi a imprese locali, ma talora anche a misure di facilitazione (estensione della denuncia di inizio attività, al posto dell'autorizzazione unica, ad impianti troppo potenti).
Uno dei punti principali delle linee guida è quello che riguarda le aree escluse dall'installazione. Il fatto che gli impianti da fonti rinnovabili siano opere indifferibili e urgenti di pubblica utilità fa delle esclusioni l'eccezione e non la regola. Solo le Regioni possono deciderle, purché non traccino regole generiche, per esempio vietando le zone agricole o anche quelle soggette a qualche forma di tutela ambientale o artistica. Occorrono, invece, norme di dettaglio che differenzino gli impianti non permessi in base al tipo di fonte e alla taglia dell'impianto stesso. E i siti non idonei non possono essere «porzioni significative del territorio».
L'esclusione avviene con un'istruttoria in base a criteri di tutela dell'ambiente, del paesaggio, del patrimonio storico e artistico, delle tradizioni agroalimentari locali, della biodiversità e del paesaggio rurale. Tale istruttoria deve essere contenuta nell'atto di programmazione con cui si definiscono le misure e gli interventi necessari al raggiungimento degli obiettivi di burden sharing
(quota minima di produzione di energia da fonti rinnovabili loro assegnate), in base all' articolo 2, comma 167, della legge 244 del 2007. Tuttavia, al momento, l'atto di programmazione non è ancora obbligatorio. Le Regioni possono infatti attendere l'emanazione del nuovo decreto che fissa la ripartizione tra gli enti territoriali delle quote verdi per raggiungere l'obiettivo del 17% del consumo interno lordo entro il 2020 (previsto dall'articolo 8 bis della legge 13 del 27 febbraio 2009). Dopo l'emanazione, le Regioni avranno 180 giorni di tempo per intervenire, anche attraverso opportune modifiche e integrazioni delle proprie norme.
Le principali aree indiziate di esclusione sono:
• i siti Unesco, i siti nell'elenco ufficiale delle aree naturali protette e quelli in via di istituzione, le zone della Rete Natura 2000, le Iba (Important bird areas), le zone umide di importanza internazionale (convenzione di Ramsar);
• le aree comunque tutelate per legge (fino a 300 metri dalla costa marina o dai laghi, fino a 150 metri dai corsi d'acqua, montagne oltre i 1600 metri, vulcani, zone ad usi civici, foreste e boschi), identificate dall'articolo 142 del Dlgs 42/2004;
• le zone a rischio di dissesto idrogeologico;
• le zone vicine ai parchi archeologici che rivestano un particolare interesse culturale, storico e/o religioso;
• le aree agricole con produzioni alimentari di alta qualità (per esempio Dop, Doc, Docg, Igp, Stg);
• le zone di attrazione turistica a livello internazionale.
In dirittura d'arrivo, benché con sette anni di ritardo, le linee guida per la realizzazione degli impianti di fonti rinnovabili che producono energia elettrica. Il documento ministeriale, atteso da tutti gli operatori per dare un quadro di certezze nell'ambito di una normativa regionale contraddittoria e spesso in contrasto con la Costituzione (come hanno dimostrato varie sentenze della Suprema corte), è passato prima al vaglio dell'Antitrust e poi, l'8 luglio, a quello della Conferenza Stato-Regioni. Poche le modifiche proposte, riguardanti soprattutto i tetti massimi di spese amministrative e le misure di compensazione per l'impatto ambientale a favore degli enti locali.
 
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