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Alex, Bonnie, Colin, Danielle e avanti così in rigoroso ordine alfabetico. Chissà perchè gli eventi naturali più catastrofici, gli uragani, vengono associati a degli innocui nomi propri: questa è la convenzione e anche per il 2010 il Wmo (l'organismo mondiale della metereologia) ha fatto il suo elenco. Fino al 1979 i nomi erano mutuati da quelli del sesso debole poi dopo le proteste delle femministe anche gli uomini hanno preso la loro quota.
Al di là delle curiosità, gli uragani hanno portato e continuano a portare devastazione nel Golfo del Messico (già martoriato dal petrolio fuoriuscito dopo l'incidente Bp) e, per scendere in campo finanziario, accendono la speculazione sulle materie prime.
Il 2010 si preannuncia molto movimentato su questo fronte (il primo assaggio si è avuto con Alex): la stagione delle tempeste tropicali negli States è ufficialmente partita, come ogni anno, il 1° giugno e terminerà il 30 novembre sulla base del classico calendario elaborato ogni anno dal Noaa, l'ente Usa preposto a monitorare i fenomeni atmosferici.
E proprio sulla base dei dati del Noaa, l'agenzia energetica statunitense (Eia) ha rilasciato nelle scorse settimane un report poco rassicurante per gli abitanti dell'area del Golfo: fino a novembre si formeranno da 14 a 23 tempeste tropicali (inclusi gli uragani che saranno tra gli 8 e i 14 e circa la metà di questi potrebbe essere di elevata intensità). I falchi della speculazione sono invece pronti a cogliere la palla al balzo: nel mirino c'è il future sul succo d'arancia visto che la Florida è uno dei maggiori produttori e le coltivazioni sono a rischio devastazione. Ma soprattutto nel Golfo del Messico sono attive le piattaforme per lo sfruttamento del petrolio del gas: gli uragani bloccano o rallentano l'attività di estrazione e il giochino della speculazione sui future è fatto.
Secondo una stima della Iea, «le chiusure degli impianti dipenderanno dall'intensità delle tempeste» ma un prima simulazione indica tra il 17 e il 20% la probabilità che le piattaforme di petrolio e gas naturale possano subire delle interruzioni con un impatto in termini di mancata produzione "uguale o superiore" alla stagione del 2008: all'epoca gli uragani Gustav e Ike, i più pericolosi, impattarono la produzione di greggio per circa 65 milioni di barili e quella di gas di 400 Bcf (milioni di piedi cubici).
Molto pesante anche il bilancio 2005 con Katrina e Rita anche se in temine di taglio sulla produzione energetica giornaliera le ricadute furono inferiore rispetto a quanto registrato nel 2008. Secondo le rilevazioni statistiche fatte engli ultimi 100 anni le tempeste tropicali e gli uragani raggiungono la massima frequenza negli Usa tra metà agosto e metà ottobre con il picco tra il 4 e il 25 settembre. E se andiamo a vedere le quotazioni delle principali materie prime interessate, osserviamo che proprio in prossimità di quelle date sul mercato dei future si registrano i movimenti piu' schizofrenici: improvvisi saliscendi che seguono di pari passo l'evoluzione del'uragano, l'avvicinarsi o meno alle piattaforme, l'impatto sulla produzione e tutto quello che è market sensitive.
Un giochetto che anche quest'anno rischia di ripetersi visto che le probabilità di assistere nei prossimi mesi a uragani sopra sopra la media sono dell'85%: gli speculatori sono già pronti. Una scommessa forse poco etica: ma si sa i mercati ragionano con altre logiche.
Andrea Gennai
Alex, Bonnie, Colin, Danielle e avanti così in rigoroso ordine alfabetico. Chissà perchè gli eventi naturali più catastrofici, gli uragani, vengono associati a degli innocui nomi propri: questa è la convenzione e anche per il 2010 il Wmo (l'organismo mondiale della metereologia) ha fatto il suo elenco. Fino al 1979 i nomi erano mutuati da quelli del sesso debole poi dopo le proteste delle femministe anche gli uomini hanno preso la loro quota.
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