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normativa
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Venerdì 06 Agosto 2010 11:59 |
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Anche nei boschi il catasto è strategico. In questo caso si tratta dell'elenco dove sono indicati i terreni che sono stati percorsi dal fuoco e sui quali – per un determinato periodo di tempo – è vietato edificare e, anche, esercitare caccia e pastorizia. Uno strumento finalizzato a impedire la speculazione sulle aree bruciate e che riveste un ruolo primario tra quelli indicati dalla legge quadro 353/ 2000 in materia di incendi boschivi. E le amministrazioni locali, cui è affidato il compito di dare concreta attuazione alla legge 353, hanno dimostrato di essersi in gran parte attivate nella realizzazione di questo censimento se è vero che oltre l'86%si è dotata di questo "catasto delle aree percorse dal fuoco". Il dato emerge dal monitoraggio annuale condotto da Legambiente in collaborazione con il dipartimento della Protezione civile: il rapporto – che è presentato oggi a Roma – offre un'analisi aggiornata sia del fenomeno roghi sia delle iniziative messe in essere nelle regioni. Sulle oltre 2mila amministrazioni locali contattate (tutte quelle nel biennio 2008-2009 sono state colpite da un incendio con un'estensione pari o superiore a un ettaro), quasi 900 hanno risposto in maniera completa: una percentuale del 44% che – osservano i tecnici del dipartimento della Protezione civile - rappresenta un campione significativo per indicazioni di tipo generale.
La dinamica
Per l'Italia gli anni più critici per i roghi boschivi sono stati il 2007 e il 2003.Il trend più recente –confermano Istat e Legambiente su dati del Corpo forestale – dimostra come il fenomeno «si caratterizzi sempre meno come un'emergenza nazionale e sempre più come una drammatica emergenza per alcune zone di sud e isole». In particolare, nel 2009 si sono verificati circa 5.400 incendi (contro i quasi 6.500 del 2008) che hanno incenerito oltre 73mila ettari (66mila nel 2008), dei quali oltre la metà (37mila) in Sardegna (soprattutto nel Sassarese). Sicilia e Calabria sono le altre regioni meridionali più danneggiate, mentre nel nord spicca la Liguria (332 incendi con 2.644 ettari bruciati). Il 2009 ha tuttavia registrato il numero di incendi più basso degli ultimi 18 anni. «La diminuzione dei roghi rappresenta un importante risultato del lavoro di squadra di tutto il paese – osserva Simone Andreotti, responsabile nazionale Protezione civile di Legambiente –. I cittadini sono più attenti nella fruizione dei boschi, il sistema di spegnimento è tempestivo, le attività di controllo delle forze dell'ordine sono sempre più efficaci e cresce il ruolo da protagonisti dei sindaci. Segnali fondamentali che non ci permettono però di considerare superata l'emergenza, anche perché non sono estesi a tutta la penisola».
Contrasto
La stragrande maggioranza degli eventi è di natura dolosa. Per fermare questa piaga – spiegano alla Protezione civile, che a partire dal 2007 ha avviato sul territorio un'azione coordinata con le forze interessate contro l'emergenza incendi – diventa dunque fondamentale eliminare la possibilità di " trarre vantaggio" dai roghi, con la realizzazione del "catasto delle aree percorse dal fuoco" che vincola per 15 anni la destinazione d'uso delle aree "bruciate" (per 10 l'edificazione, la caccia e il pascolo e per 5 le attività di rimboschimento). Ebbene secondo il monitoraggio di Legambiente, è vero che solo il 7% dei comuni applica pienamente la legge 353 (si veda il grafico in alto), tuttavia quasi nove su dieci hanno fatto questa "mappatura" (erano meno del 10% prima del 2007).
Non tutte le aree hanno però tenuto lo stesso passo sul catasto: in alcune delle regioni con la maggiore presenza di comuni colpiti da incendi boschivi (come Calabria, Sicilia, Sardegna) la realizzazione del registro appare in ritardo. «Non è un caso che l'allarme incendi rimanga alto proprio in quelle regioni che non hanno ancora istituito il catasto delle aree percorse dal fuoco –osserva il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza –l'unico strumento finora in grado di monitorare il territorio impedendone lo sfruttamento a fini speculativi. È evidente la necessità di adeguare gli strumenti di contrasto, tanto più ora che la manovra finanziaria, attraverso i sostanziosi tagli dei finanziamenti destinati alle aree protette e alle regioni rischia di indebolire ulteriormente le attività di prevenzione e i potenziali interventi d'urgenza gestiti obbligatoriamente a livello locale».
Anche nei boschi il catasto è strategico. In questo caso si tratta dell'elenco dove sono indicati i terreni che sono stati percorsi dal fuoco e sui quali – per un determinato periodo di tempo – è vietato edificare e, anche, esercitare caccia e pastorizia. Uno strumento finalizzato a impedire la speculazione sulle aree bruciate e che riveste un ruolo primario tra quelli indicati dalla legge quadro 353/ 2000 in materia di incendi boschivi. E le amministrazioni locali, cui è affidato il compito di dare concreta attuazione alla legge 353, hanno dimostrato di essersi in gran parte attivate nella realizzazione di questo censimento se è vero che oltre l'86%si è dotata di questo "catasto delle aree percorse dal fuoco".
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aria
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Mercoledì 04 Agosto 2010 12:06 |
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Sbarca al Consiglio dei ministri di oggi, per il varo definitivo, lo schema di decreto legislativo di recepimento della direttiva 2008/50/Ce sulla qualità dell'aria ambiente. Il nuovo decreto abroga una serie di provvedimenti che finora hanno presidiato il sistema di tutela della qualità dell'aria ambiente. Tra questi i decreti legislativi 351/1999, 183/2004 e 152/2007 e la conseguente decretazione di attuazione (per esempio il Dm 163/1999 sulla base del quale i sindaci limitano la circolazione delle auto).
Per "aria ambiente" il decreto intende l'aria esterna presente nella troposfera. Non è ricompresa nella definizione l'aria presente nei luoghi di lavoro. Mentre è "inquinante" qualsiasi sostanza presente nell'aria ambiente che può avere effetti dannosi sulla salute o sull'ambiente nel suo complesso. La portata della nuova disciplina è rilevantissima. Il decreto individua anche i metodi da utilizzare per misurare, calcolare e prevedere i livelli dei vari inquinanti. Sotto il profilo della tutela, il concetto di "aria ambiente" è molto più vasto rispetto alla disciplina sui livelli di emissione, poiché non riguarda la capacità di un singolo punto di emissione di rispettare i livelli di concentrazione delle sostanze inquinanti, ma attiene alla capacità di un determinato agglomerato di sopportare un determinato livello di impatto. Infatti, la disciplina del nuovo decreto legislativo non va confusa con quella prevista dalla parte quinta del decreto legislativo 152/2006 (Codice dell'ambiente), dove, invece, si contemplano i livelli di emissione dei singoli punti e che è stata oggetto di revisione a opera di un recentissimo decreto legislativo, in corso di pubblicazione in Gazzetta, con il quale è stata anche riformulata la disciplina su Via, Vas (valutazione impatto ambientale e strategica) e Aia (autorizzazione integrata ambientale). Proprio perché oggetto del nuovo decreto è l'"aria ambiente", esso prevede soglie di allarme, cioè livelli oltre i quali sussiste il rischio per la salute umana in caso di esposizione di breve durata per la popolazione nel suo complesso. Il raggiungimento di talisoglie impone l'adozione di provvedimenti immediati. A tal fine le Regioni provvedono a zonizzare i propri territori. Si tratta della fase essenziale per assicurare l'uniformità delle attività di valutazione e di gestione della qualità dell'aria da parte delle regioni. Le stazioni di misurazione saranno gestite dalle Regioni o, previa delega, dalle singole Agenzie regionali. Bersagli principali della nuova disciplina sono i materiali particolati minuti (PM10 e PM 2,5), gli ossidi di azoto, gli idrocarburi policiclici aromatici (Ipa), i composti organici volativi (Cov) e le sostanze che contribuiscono alla formazione dell'ozono a livello del suolo (precursori di ozono). Un futuro Dm determinerà l'uso dei bioindicatori per valutare alcuni effetti sugli ecosistemi derivanti da arsenico, cadmio, nichel, Ipa e mercurio. I dati e le informazioni per stimare le emissioni in atmosfera e a valutarne l'impatto sulla qualità dell'aria, devono essere messi a disposizione di ministero dell'Ambiente, regioni, enti locali e concedenti o concessionari di pubblici servizi. I finanziamenti alle regioni sono decisi dall'Ambiente che negherà l'erogazione in caso di mancata trasmissione dei dati.
Sbarca al Consiglio dei ministri di oggi, per il varo definitivo, lo schema di decreto legislativo di recepimento della direttiva 2008/50/Ce sulla qualità dell'aria ambiente. Il nuovo decreto abroga una serie di provvedimenti che finora hanno presidiato il sistema di tutela della qualità dell'aria ambiente. Tra questi i decreti legislativi 351/1999, 183/2004 e 152/2007 e la conseguente decretazione di attuazione (per esempio il Dm 163/1999 sulla base del quale i sindaci limitano la circolazione delle auto).
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rifiuti
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Martedì 03 Agosto 2010 12:03 |
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Parte ufficialmente oggi la fase di test per il programma Sistri, il sistema di tracciamento integralmente digitale dei rifiuti che diventerà operativo dal prossimo 1° ottobre, destinato a coinvolgere oltre mezzo milione di aziende. Dopo le sollecitazioni del mondo imprenditoriale, preoccupato per i tempi stretti di adeguamento alla nuova procedura, il ministero dell'Ambiente metterà oggi a disposizione sul suo sito la versione demo del programma di gestione del ciclo, in attesa del lancio nei prossimi giorni anche del manuale operativo. Le imprese in questa lunga fase di test – che durerà fino al 1° settembre –potranno far pervenire ai tecnici dell'Ambiente i suggerimenti ritenuti più opportuni per semplificare le operazioni, renderle se possibile più efficienti e soprattutto integrabili o interfacciabili con i sistemi di gestione già in uso da anni in molte unità.
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