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Il vecchio apparecchio va ritirato PDF Stampa E-mail
rifiuti
Lunedì 06 Settembre 2010 10:17
«One to one»: si consegna il vecchio e si compra il nuovo. Il lettore che ha scritto alla rubrica sportello reclami si è giustamente presentato in negozio con il vecchio condizionatore, perché glielo ritirassero in cambio dell'acquisto di un nuovo modello.
Dallo scorso 18 giugno infatti, se il consumatore decide di comprare un'apparecchiatura elettrica o elettronica nuova (Aee), può consegnare gratuitamente quella vecchia (Raee) al commerciante, e questi ha l'obbligo di ritirare l'apparecchiatura ormai diventata rifiuto (Raee). Si tratta appunto del cosiddetto sistema "one to one", oggetto dell'articolo 6, Dlgs 151/2005 e del Dm 65/2010 che prevede una serie di semplificazioni per i commercianti di Aee, a seguito del ritiro.
Il ritiro può essere legittimamente rifiutato solo in due ipotesi: che vi sia rischio di contaminazione del personale incaricato del ritiro oppure quando l'Aee non contiene i suoi componenti essenziali o contiene rifiuti diversi dai Raee. Il rifiuto illegittimo del ritiro comporta, a carico del commerciante, la sanzione amministrativa pecuniaria da 150 a 400 euro per ogni prodotto non ritirato o ritirato a titolo oneroso (articolo 16, comma 1, Dlgs 151/2005). L'obbligo del ritiro gratuito si concretizza al momento della fornitura di una nuova Aee equivalente al Raee e con le stesse funzioni e destinata a un nucleo domestico.
Il commerciante raccoglie i Raee presso il proprio negozio o un raggruppamento più grande e poi (direttamente o tramite terzi autorizzati) li trasporta presso i centri di raccolta comunali o privati. Il tutto previa iscrizione all'Albo nazionale gestori ambientali. Questa, a grandi linee è la disciplina che il commerciante deve osservare. In difetto, subisce le sanzioni previste dal Dlgs 152/2006 ("Codice ambientale") per la gestione non autorizzata di rifiuti.
Quanto al caso riferito dal lettore, il fatto che il centro di raccolta comunale non accetti più Raee domestici conferiti dal commerciante non si configura come una causa di forza maggiore. Quindi la giustificazione non legittima il mancato ritiro: il commerciante dovrà comunque ritirare e recarsi presso un altro centro (anche se più lontano o anche non comunale) in quanto i problemi dei centri di raccolta non possono riguardare il cittadino.
Il riferimento al pasticcio autorizzatorio citato nel quesito del lettore è abbastanza ricorrente, ma appare una sorta di leggenda metropolitana piuttosto che una argomentazione fondata. Infatti, va ricordato che i centri di raccolta possono essere sia privati sia comunali e i Raee domestici possono essere conferiti in entrambi.
Quelli privati non possono essere autorizzati ai sensi del Dm 8 aprile 2008 perché questo contiene una disciplina riservata ai centri comunali (pubblici). Pertanto, sono autorizzati solo ai sensi del "codice ambientale" (sono le cosiddette "piattaforme"). Quelli comunali, invece, rispettano a volte il Dm 8 aprile 2008 e a volte il "codice ambientale" in ragione di un regime confuso e stratificato che, solo nel tempo, giungerà a completezza (le cosiddette "isole ecologiche".
Se un centro di raccolta (comunale o privato) è autorizzato in forma ordinaria ("codice ambientale") potrà ricevere i Raee purché rispetti anche le modalità realizzative (rispetto delle norme urbanistiche ed edilizie) e di gestione (requisiti dell'allegato I) fissate dal Dm 8 aprile 2008 che sono cosa profondamente diversa da quelle autorizzatorie. Si ritiene che il richiamo a tale Dm fatto dall'articolo 8, Dm 65/2010, evidenzi solo questo e non che disponga che i centri di raccolta pubblici o privati debbano essere autorizzati ai sensi del Dm 8 aprile. Laddove così fosse il legislatore avrebbe realizzato un sistema contrario al suo criterio ispiratore, ossia quello di massimizzare la quantità di Raee da avviare al recupero attraverso tutti i momenti di captazione legittima sul territorio.
Pertanto, si ritiene che le non condivisibili "scuse" argomentate dal centro di raccolta non impediscano legittimamente al commerciante di ritirare quanto conferito dal lettore. In caso di reiterazione della condotta, costui è legittimato a rivolgersi alle autorità di controllo.
La tutela dell'ambiente è una responsabilità condivisa; tuttavia, il ruolo fondamentale svolto dai commercianti sul punto, impone che il loro lavoro sia davvero semplificato e che il regime autorizzatorio dei centri sia ufficialmente chiarito, con ovvie ricadute positive sulla vita dei cittadini.
«One to one»: si consegna il vecchio e si compra il nuovo. Il lettore che ha scritto alla rubrica sportello reclami si è giustamente presentato in negozio con il vecchio condizionatore, perché glielo ritirassero in cambio dell'acquisto di un nuovo modello. Dallo scorso 18 giugno infatti, se il consumatore decide di comprare un'apparecchiatura elettrica o elettronica nuova (Aee), può consegnare gratuitamente quella vecchia (Raee) al commerciante, e questi ha l'obbligo di ritirare l'apparecchiatura ormai diventata rifiuto (Raee). Si tratta appunto del cosiddetto sistema "one to one", oggetto dell'articolo 6, Dlgs 151/2005 e del Dm 65/2010 che prevede una serie di semplificazioni per i commercianti di Aee, a seguito del ritiro.
 
La filiera italiana nelle biomasse PDF Stampa E-mail
energia
Venerdì 03 Settembre 2010 13:45
Rilanciare il concetto di multifunzionalità per le imprese agricole, promuovendo lo sviluppo delle agroenergie. E' l'oggetto dell'accordo firmato dal presidente della Confagricoltura Federico Vecchioni, dal presidente di Agrielectrica Debora Degl'Innocenti e Paolo Golzio amministratore delegato di EnerGrid, che prevede la fornitura di energia, anche attraverso le fonti rinnovabili, a costi di mercato assolutamente vantaggiosi. Si contribuirà così a realizzare una filiera tutta italiana nel settore delle biomasse, capace di avanzare un'offerta full service innovativa e competitiva sui mercati globali.
 
Le aziende "licenziano" la CO2 PDF Stampa E-mail
economia e finanza
Venerdì 03 Settembre 2010 11:14
Negli anni della crisi e delle pazzie energetiche, l'industria scopre quel giacimento nascosto rappresentato dall'efficienza: l'Autorità dell'energia ha stimato in 6 milioni di tonnellate il petrolio "ricavato" in cinque annidal giacimento virtuale del risparmio. Uno dei casi più recenti è quello della Peroni: con gli investimenti fatti insieme con la Siram (gruppo Veolia) l'azienda ha ridotto il contenuto di anidride carbonica della sua produzione. Attenzione, non si parla dell'anidride carbonica che caratterizza le bollicine festose delle birre Peroni (uno slogan della tv di molti anni fa era: «Bionda, fresca, spumeggiante ») bensì dell'anidride carbonica prodotta dai consumi energetici del ciclo produttivo. Dal 2007 al 2009 i birrifici di Roma e della controllata Saplo hanno risparmiato energia pari a 3.880 tonnellate di petrolio equivalenti o pari a 11mila tonnellate di anidride carbonica. La Siram ha progettato per il gruppo birraio una centrale di cogenerazione da 3 megawatt con ricupero termico di acqua e vapore e sta pensando a un'altra centrale elettrica ad alta efficienza per alimentare la fabbrica del malto.
Come ha fatto la Peroni con la Siram, molte aziende che s'impegnano sull'efficienza si rivolgono a società specializzate nella consulenza energetica. Spesso sono divisioni delle società di settore, come nel caso della Siram – che opera nei servizi energetici – o come ha fatto il gruppo Mapei di Giorgio Squinzi che si è rivolto all'Edison. In altri casi si ricorre alle cosiddette esco ( sigla di energy saving company), che fatturano sul risparmio energetico dei loro clienti e che quindi hanno tutto l'interesse a conseguire i risultati più efficienti. C'è chi istalla i pannelli fotovoltaici (lo ha fatto di recente perfino il Vaticano) e chi adotta sistemi elettronici per ridurre i consumi inutili dell'energia reattiva generata dai motori elettrici.
Secondo una ricerca condotta dall'Icim, una società di certificazione energetica e industriale promossa da alcune delle maggiori associazioni confindustriali relativa al 2009, «i principali driver per ridurre i consumi energetici – avverte il direttore Paolo Gianoglio – sono il risparmio economico, gli incentivi governativi e la responsabilità sociale. I principali freni sono invece di ordine economicofinanziario e burocratico ». Dalla ricerca dell'Icim emerge che tutte le aziende di questo comparto hanno almeno "preso in considerazione" una soluzione e l'88% ha effettivamente fatto qualcosa: il 64% ha cambiato fornitore di elettricità o gas, il 49% ha migliorato l'efficienza dei processi produttivi, il 34% ha migliorato l'efficienza degli edifici e l'11%ha installato un impianto per produrre energia da fonti rinnovabili. «Tra le aziende che hanno installato, pianificato, valutato e anche solo considerato di installare un impianto per produrre energia rinnovabile – ricorda Gianoglio – rientra quasi l'80% dell'intero comparto industriale: un'ulteriore conferma del grande fermento che circonda la produzione di energia da fonti rinnovabili nel nostro paese».
Qualche esempio tra mille? Fra i più recenti spicca per esempio l'esperienza di Intesa Sanpaolo, che con la Dnv ha conseguito la certificazione 16001 per il sistema di gestione dell'energia e ha ottimizzato i consumi in 160 filiali adottando pompe di calore invece delle vecchia caldaie sbuffanti e dei condizionatori ruggenti. Computer ad alta efficienza, lampade a basso consumo e altri dispositivi hanno migliorato i rendimenti. L'energy manager del gruppo bancario, Roberto Gerbo, osserva che «oltre l'80% dei consumi energetici della banca sono elettrici e derivano da attrezzature e dispositivi che, in alcuni casi, rimangono operativi 24 ore su 24 (bancomat, sistemi di sicurezza) o fuori dall'orario di lavoro (insegne), tanto da incidere sul totale dei consumi elettrici per circa il 40%». Il comune di Macerata invece si è rivolto alla Cofely (GdF Suez) per la gestione del servizio energia di 76 edifici di proprietà comunale: le caldaie saranno alimentate con metano e, dove possibile, saranno sostituite con impianti ad alto ed altissimo rendimento; saranno istallati nove sistemi solari termici. Il comune otterrà così un risparmio di mille megawattora l'anno, pari a circa il 9% dell'attuale fabbisogno. Le Cartiere del Garda, insieme con l'Ecol Studio, hanno ottenuto con il Tüv la certificazione 16001 che consentirà di ridurre del 5% i consumi.
Negli anni della crisi e delle pazzie energetiche, l'industria scopre quel giacimento nascosto rappresentato dall'efficienza: l'Autorità dell'energia ha stimato in 6 milioni di tonnellate il petrolio "ricavato" in cinque annidal giacimento virtuale del risparmio. Uno dei casi più recenti è quello della Peroni: con gli investimenti fatti insieme con la Siram (gruppo Veolia) l'azienda ha ridotto il contenuto di anidride carbonica della sua produzione.
 
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