Voi siete qui: Home

Novambiente

Get Our RSS

Appuntamenti

Ravenna 29-30 Settembre
1 Ottobre 2010
Ferrara 1-2-3 Ottobre 2010 
Genova 29 Ottobre - 
7 novembre 2010 

Login

Newsletter

Bacino Padova 2
Novambiente
Devi prima registrarti per poterti iscrivere ad una newsletter.
Non hai ancora un account? Registrati

Chi è online

 211 visitatori online
All'energia da biomasse una dote da 10 milioni PDF Stampa E-mail
economia e finanza
Sabato 28 Agosto 2010 10:44
Dare vita a una filiera energetica per la produzione di biomasse con il duplice obiettivo di riconvertire una serie di colture oggi non più economicamente vantaggiose e di sfruttare le potenzialità dell'oleificio che si trova nella Zona industriale dell'Aussa-Corno, a San Giorgio di Nogaro (Ud). Il progetto, che ha un valore compreso entro i 10 milioni, lo sta preparando la Confagricoltura del FriuliVenezia Giulia, la quale, nel chiedere il sostegno della Regione, auspica un coinvolgimento diretto di Friulia nell'operazione.
«La finanziaria regionale potrebbe supportare la start up dell'iniziativa, uscendo poi nel medio termine dalla partita – spiega Giorgio Colutta, presidente di Confagricoltura Fvg –. Le aziende interessate a dare vita a una filiera che permetta dapprima di produrre e, poi, di bruciare le biomasse, sono una decina».
Sulla possibilità che Friulia giochi questa partita, però, restano dei punti interrogativi. Il primo, e più rilevante, è connesso alla necessità che venga modificato lo statuto della holding per consentirle di acquisire eventuali partecipazioni azionarie di aziende agricole. Su questo fronte, l'assessore regionale all'Agricoltura, Claudio Violino, intervenuto lo scorso giugno all'assemblea di Confagricoltura, aveva affermato che avrebbe portato in giunta una proposta di modifica dello statuto.
Da parte sua, la proprietà dell'oleificio, si dice «pronta a confrontarsi su iniziative di sviluppo industriale legate alla green economy», e ricorda che a margine dell'impianto esistono ancora 70mila metri quadrati di terreni da sfruttare per possibili ampliamenti. Colutta, tuttavia, nell'incontro che dopo l'estate avrà con i vertici regionali, non chiederà un coinvolgimento esclusivamente in ordine a Friulia. «La Regione – afferma – ha gli strumenti e le risorse per favorire una riconversione delle coltura, agevolando con opportune incentivazioni le produzioni funzionali al mercato delle biomasse. Se ci si orientasse in questa direzione sarebbero decine di migliaia gli ettari di seminativo che potrebbero vedere rilanciata la loro capacità di generare reddito».
Per la filiera che graviterebbe sull'oleificio si parla di circa 30mila ettari che potrebbero, a regime, produrre biomasse per l'impianto industriale, il quale a sua volta, fa notare Confagricoltura, con il biodiesel ottenuto riuscirebbe ad alimentare una quota importante della produzione energetica della stessa zona industriale.
Secondo gli agricoltori, inoltre, la Regione dovrebbe coinvolgere nel progetto anche l'Ersa, l'ente regionale per lo sviluppo agricolo, almeno nella fase sperimentale, per definire su quali colture le aziende agricole dovrebbero orientarsi al fine di ottenere rese efficienti.
Nicola Comelli
Dare vita a una filiera energetica per la produzione di biomasse con il duplice obiettivo di riconvertire una serie di colture oggi non più economicamente vantaggiose e di sfruttare le potenzialità dell'oleificio che si trova nella Zona industriale dell'Aussa-Corno, a San Giorgio di Nogaro (Ud). Il progetto, che ha un valore compreso entro i 10 milioni, lo sta preparando la Confagricoltura del FriuliVenezia Giulia, la quale, nel chiedere il sostegno della Regione, auspica un coinvolgimento diretto di Friulia nell'operazione.
 
L'acqua minerale diventa più «verde» PDF Stampa E-mail
acqua
Venerdì 27 Agosto 2010 10:40
L'industria delle acque minerali applaude all'arrivo delle alte temperature, che stanno risollevando le deboli vendite di maggio e giugno, ma applaude anche all'entrata in vigore del decreto del ministero della Salute che, per la prima volta in Italia, permetterà di utilizzare la plastica riciclata per produrre bottiglie per l'acqua minerale naturale. Dopo un divieto durato 37 anni, a partire da domani il Pet (polietilentereftalato) riciclato farà dunque ingresso nel settore alimentare ( anche se col limite del 50% a bottiglia, il restante dovrà provenire da Pet vergine), uniformando l'Italia agli altri paesi europei e imprimendo una svolta ecologica al settore delle acque minerali, spesso finito sotto accusa per la produzione di plastica (350mila tonnellate l'anno).
«Grazie a questa norma, che la nostra federazione ha sollecitato, immetteremo meno plastica sul mercato e daremo un contributo importante allo sviluppo sostenibile », annuncia Ettore Fortuna, presidente di Mineracqua, l'associazione che riunisce le industrie che confezionano acque minerali. «Ora il problema per le aziende che producono bottiglie in plastica- aggiunge Fortuna- sarà trovare sul mercato il Pet riciclato, e trovarlo a un prezzo inferiore a quello del Pet vergine».
La strada dello sviluppo sostenibile è però ormai tracciata, al punto che Mineracqua sta pensando di realizzare un bilancio sociale e ambientale di categoria, certificato da una prestigiosa Università, che raggruppi i risultati raggiunti sul fronte del trasporto (il 15% dell'acqua minerale viaggia su ferrovia), del riciclo dell'acqua minerale utilizzata nel processo produttivo, della riduzione della plastica utilizzata.
«L'industria delle acque minerali ha investito molto in innovazione tecnologica - sottolinea Fortuna - e sta continuando a farlo anche in questa fase di crisi, perché la tecnologia non si ferma ». A fermarsi, nella prima parte dell'anno, sono stati invece i consumi, complice il calo di vendite nel canale retail, ma anche la contrazione di clienti registrata in ristoranti, catering e alberghi. Se per l'industria italiana delle acque minerali ( che fattura circa 2,3 miliardi l'anno e dà lavoro con l'indotto a più di 40mila persone) il primo semestre si è chiuso con una diminuzione di volumi vicina al 2%, influenzata in particolare dal clima rigido del mese di maggio,da fine giugno-con l'arrivo delle temperature estive- la ripresa sembra avviata. «Il fattore caldo può valere da tre a cinque punti su base annua - spiega Fortuna- e dunque ci può far recuperare molto, anche se la crisi si sta trascinando e le famiglie cercano di limare i consumi, compresi quelli dell'acqua».
La conseguenza, segnala Fortuna, è il proliferare di promozioni e sconti attuati soprattutto dalle marche, e dunque un mercato già affollato di 350 etichette- sempre più concorrenziale: nel 2009, anno di tenuta per il settore (+1% i volumi), il prezzo medio dell'acqua minerale in Italia è sceso da 20 a 19 centesimi al litro (contro 0,70 euro del Regno Unito e 0,47 della Germania). E quest'anno la redditività delle aziende (mediamente il 4% lordo) è destinata a contrarsi ancora.
In questo scenario l'Italia resta ai primi posti nel mondo per consumo di acqua minerale naturale (194 litri a testa, dietro a Messico e Emirati Arabi). «E abbiamo ancora margini di crescita - conclude Mineracqua - visto che il consumo pro-capite è attestato su mezzo litro di acqua al giorno».
Silvia Pieraccini
Nord-est
L'industria delle acque minerali applaude all'arrivo delle alte temperature, che stanno risollevando le deboli vendite di maggio e giugno, ma applaude anche all'entrata in vigore del decreto del ministero della Salute che, per la prima volta in Italia, permetterà di utilizzare la plastica riciclata per produrre bottiglie per l'acqua minerale naturale. Dopo un divieto durato 37 anni, a partire da domani il Pet (polietilentereftalato) riciclato farà dunque ingresso nel settore alimentare ( anche se col limite del 50% a bottiglia, il restante dovrà provenire da Pet vergine), uniformando l'Italia agli altri paesi europei e imprimendo una svolta ecologica al settore delle acque minerali, spesso finito sotto accusa per la produzione di plastica (350mila tonnellate l'anno).
 
Si ampliano le deroghe per l'affidamento diretto PDF Stampa E-mail
normativa
Giovedì 26 Agosto 2010 10:36
Si alza a 200mila euro annui il valore che permette agli enti locali di procedere all'affidamento diretto di servizi pubblici a società partecipate senza passare dal parere obbligatorio dell'Antitrust, e si ampliano le deroghe per i servizi idrici. Il regolamento attuativo dell'articolo 23-bis della legge 133/2008 ridisegna l'approccio che le amministrazioni locali devono avere nei confronti della gestione  in house . Agli enti locali è chiesto di verificare la realizzabilità di una gestione concorrenziale dei servizi pubblici di cui sono titolari, obbligandoli a esplicitare (mediante una delibera quadro) per i settori sottratti alla liberalizzazione, i fallimenti del sistema concorrenziale e i benefici per la stabilizzazione, lo sviluppo e l'equità all'interno della comunità locale derivanti dal mantenimento di un regime di esclusiva del servizio.
L'analisi delle dinamiche concorrenziali è riferita al contesto nel quale i servizi sono destinati a trovare esplicazione e per sostenere il ricorso all'affidamento diretto o a condizioni di esclusiva deve dimostrare come la libera iniziativa economica privata non risulti idonea a garantire un servizio rispondente ai bisogni della comunità. La deliberazione-quadro si configura come il documento illustrativo dell'analisi di mercato, nel quale deve essere riportato il business plan relativo al servizio che l'amministrazione ha affidato o intende affidare a una società rispetto alla quale si trovi in posizione di controllo analogo.
I presupposti sono individuabili nelle caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del territorio di riferimento, che non permettono un efficace e utile ricorso al mercato. L'analisi del ricorso all' in  house deve quindi essere realizzata nell'ambito di una più ampia esplicitazione delle strategie per la gestione dei servizi pubblici locali, tradotta in una deliberazione di competenza del consiglio comunale.
Il regolamento definisce anche elementi che semplificano la procedura per la formalizzazione della gestione in house delle attività di minore rilevanza economica, stabilendo che non necessita il vaglio dell'Agcom qualora il servizio non superi i 200mila euro annui. L'affidamento di un servizio per dieci anni e per il valore di 1.500.000 euro non è ad esempio assoggettato al parere, in quanto il valore annuale è inferiore alla soglia indicata.
La determinazione del valore annuo si calcola considerando tutte le entrate del gestore, nelle quali rientrano le tariffe riscosse, gli eventuali corrispettivi parziali del servizio (ad esempio per la soddisfazione di determinati obblighi) e le eventuali forme di contribuzione collegate al servizio (ad esempio contributi per investimenti). Questa particolare condizione non esime l'amministrazione affidante dalla verifica e dall'esplicitazione della sussistenza dei presupposti essenziali per la concretizzazione dell'in house. L'esclusione del parere è prevista per ogni servizio il cui affidamento avvenga dopo l'entrata in vigore del regolamento ed è fondata su una ratio di scarsa significatività rispetto alle dinamiche concorrenziali. Le amministrazioni potrebbero incontrare qualche difficoltà nel caso di affidamenti secondo una logica multi service, poiché la macro-aggregazione costituirebbe l'oggetto unitario dell'affidamento, con il rischio di un probabile superamento della soglia dei 200mila euro annui.
Alberto Barbiero
Si alza a 200mila euro annui il valore che permette agli enti locali di procedere all'affidamento diretto di servizi pubblici a società partecipate senza passare dal parere obbligatorio dell'Antitrust, e si ampliano le deroghe per i servizi idrici. Il regolamento attuativo dell'articolo 23-bis della legge 133/2008 ridisegna l'approccio che le amministrazioni locali devono avere nei confronti della gestione  in house . Agli enti locali è chiesto di verificare la realizzabilità di una gestione concorrenziale dei servizi pubblici di cui sono titolari, obbligandoli a esplicitare (mediante una delibera quadro) per i settori sottratti alla liberalizzazione, i fallimenti del sistema concorrenziale e i benefici per la stabilizzazione, lo sviluppo e l'equità all'interno della comunità locale derivanti dal mantenimento di un regime di esclusiva del servizio.
 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

Pagina 6 di 141

Focus On...Padova

Progetto di riqualificazione della discarica di Roncajette mediante la realizzazione di un parco fotovoltaico

Lavori di ristrutturazione con bioedilizia presso la discarica di Ponte San Nicolò

La tecnologia Pneumatic Refuse System in Piazza delle Erbe

Link

labeblog

benchmark

ministero_logo

ispra logo

logo_oss_naz_rifiuti